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I concetti (economici) fondamentali per crescere

Guadagno, perdita e risparmio spiegati ai più piccoli

30 giugno 2017

di Silvia Sacchetti

Parlare di soldi con i figli non è sconveniente, anzi è fondamentale: io sono convinta che, come per altri argomenti delicati, sia bene per loro affrontare il discorso in casa, e gettare le basi con loro piuttosto che far assorbire dall’esterno input fuorvianti. I miei figli sono completamente differenti tra loro, anche nel rapporto con il denaro. Il più grande accumula. Il più piccolo spende. Paradossalmente, però, chi dei due si pone e ci pone più domande economiche è il più piccolo, quello che spende.

Cos’è il guadagno

La domanda più ricorrente in questa fase di crescita (ha 11 anni) è “quanto si guadagna?” Spiegare il guadagno a un bambino non è semplice. Non basta la formula scolastica “ricavo – spesa” perché mancano i fondamentali per capirla, manca il “cosa”. Ecco i miei suggerimenti:

  • parlate in maniera concreta, facendo esempi pratici sul vostro lavoro;
  • spiegate quali sono le vostre diverse attività, affinché possano capire che dietro la somma guadagnata c’è un lavoro effettivo, frutto di più fattori, competenze, apprendimenti, fatiche;
  • spiegate le differenze: mi rendo conto ogni giorno che per loro è complicato capire perché a figure professionali distinte corrispondono guadagni diversi, ma è importante abituarli al fatto che non tutti i lavori sono ugualmente retribuiti;
  • fate loro delle domande: io lo faccio sempre. Andiamo a fare benzina e domando quanto guadagna secondo loro un benzinaio. Se ci sono differenze tra un benzinaio e l’altro. E cosa faccia queste differenze. E la parrucchiera quanto guadagna? Che differenza c’è tra l’assistente che ti ha lavato i capelli e la persona che ti ha fatto il taglio e a cui è intestato il negozio? Scoprirete che sono ben lontani dalla realtà;
  • a questo punto introducete il concetto di spesa: se io la sera vado a lavorare in un ristorante e guadagno 50 euro, cosa posso permettermi con quei soldi e cosa no, se voglio metterne da parte un po’? Io faccio esempi tagliati su di noi o su amici che frequentiamo: più sarete concreti e meglio capiranno. Per spiegare, ad esempio, perché non possiamo permetterci come famiglia di quattro persone di pranzare o cenare fuori con troppa frequenza, faccio loro il rapporto tra il mio guadagno giornaliero medio e il costo di una cena in trattoria per 4 persone. Ed è a questo punto che si può introdurre anche il concetto di perdita.

 

Parlate in maniera concreta, facendo esempi pratici sul vostro lavoro

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Cos’è la perdita

Se una cena fuori costa a una famiglia di 4 persone più del guadagno giornaliero, le nostre finanze andranno in perdita. Si perde quando il ricavo è minore della spesa. Parlando con loro mi sono accorta che il concetto di perdita è difficile da comprendere se non viene declinato in esempi pratici. Credo che questa difficoltà derivi da una incapacità, legata all’età, di porsi domande progettuali. Noi lo abbiamo spiegato così: se il costo sostenuto per una cena fuori supera il ricavo della mia giornata lavorativa, significa che questo tipo di spesa non può essere sostenuta con troppa frequenza.

Cos’è il risparmio

Il risparmio è ciò che il bambino riesce a mettere da parte. Ma come può risparmiare chi non lavora? E perché? Il risparmio dev’essere finalizzato non solo all’accumulo, ma a un progetto, piccolo o grande che sia. Oltre alla paghetta settimanale è possibile per un bambino risparmiare sia attraverso i regali ricevuti per compleanni e festività, sia aiutando i genitori a casa in qualche attività “straordinaria”, vale a dire collaborando e aiutando mamma e papà in mansioni che esulano dalla quotidiana collaborazione familiare. Queste sono scelte personali, sempre legittime. Noi, come spiegavo nell’articolo sulla paghetta, abbiamo deciso di non collegare la collaborazione familiare a una paga, perché l’aiuto in famiglia diventi un’abitudine e non un gesto finalizzato. Se il risparmio è finalizzato a un obiettivo ampio, il bambino imparerà che servono piccoli passi, ma costanti, per ottenere ciò che si desidera: un percorso educativo, in un mondo di gratificazioni immediate.

Silvia Sacchetti