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Consumo e spreco

Una differenza da comprendere e spiegare.

05 ottobre 2017

di Michela Calculli

Quando utilizziamo qualcosa, ci chiediamo se si tratta di consumo o spreco? E se ci poniamo questa domanda, riusciamo a trasmetterne il senso anche ai più piccoli? Dagli alimenti all’acqua, passando per l’utilizzo delle cose altrui o dei mezzi di trasporto, ecco dei piccoli consigli di vita quotidiana che diventano buone abitudini.

 

Consumo o spreco: partiamo dalle cose di casa

“Chiudi l’acqua mentre ti lavi i denti!” Una raccomandazione scontata, che ormai mamma, papà e bambini hanno fatto propria in casa. L’acqua è un bene prezioso, ce ne siamo accorti la scorsa estate, quando in alcune zone del territorio italiano si è dovuto procedere con il razionamento a causa della siccità. Non si può sprecare. E poi c’è il cibo. Perché cucinare troppe cose per poi gettarle via? Per evitare lo spreco alimentare bisogna imparare prima di tutto a conoscere se stessi e i propri figli, in modo da mettere in tavola le giuste quantità. Poi c’è sempre il riciclo creativo del cibo, con migliaia di idee offerte anche dal web (si pensi ad esempio alle ricette ideate per riciclare le uova di Pasqua). Ragionando un po’ più in grande, fuori dalle mura domestiche lo spreco alimentare va combattuto soprattutto nella grande distribuzione, e qualcosa in questo senso si sta muovendo. Esistono infatti iniziative volte al riutilizzo degli sprechi alimentari, che reimmettono l’invenduto nel canale della solidarietà (cibo ancora buonissimo che finisce nelle mense per i senzatetto anziché al macero). E poi anche app geolocalizzate che permettono ai commercianti di prodotti alimentari di lanciare offerte pre chiusura su prodotti invendibili il giorno dopo. Consumo consapevole, lotta allo spreco e risparmio economico in un colpo solo!

 

Risparmio ed economia famigliare

Un esempio calzante di riduzione dello spreco ai fini del risparmio e del miglioramento dell’economia famigliare è la spesa in abbigliamento. Purtroppo, i rifiuti prodotti a causa dell’abbigliamento low cost crescono di anno in anno, e anche andare a comprare abiti e scarpe può diventare un momento educativo. Chi scrive sta insegnando al proprio bimbo di circa sette anni a leggere le etichette, evitando ad esempio il poliestere. Si può imparare insieme a comprare meno prediligendo la qualità e la durata dei capi: nel breve periodo sembrerà che la spesa aumenti, ma non è così, perché trasformiamo una spesa corrente in investimento, con capi che durano nel tempo e non necessitano di una continua reiterazione della spesa. La lotta allo spreco in qualsiasi campo porta comunque a un notevole risparmio economico. Un metodo empirico per scoprirne gli effetti è quello di tenere nota delle spese e dei risparmi, magari premiandosi con un regalo acquistato proprio grazie a quel risparmio. “Quanti mattoncini colorati potremmo comprare se riducessimo le bollette spegnendo sempre le luci, chiudendo l’acqua e utilizzando in maniera razionale il riscaldamento?”

Un esempio calzante di riduzione dello spreco ai fini del risparmio e del miglioramento dell'economia famigliare è la spesa in abbigliamento.

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L’impatto ambientale

Lo spreco ha un costo economico, ma anche un impatto sull’ambiente. Tornando allo spreco alimentare, i dati FAO (food and agricultural organization) parlano di un costo per il pianeta pari a 1.000 miliardi di dollari l’anno, che salgono a 2.600 se si considerano i costi collaterali, come lo spreco di acqua e l’impatto ambientale dovuto allo spreco di cibo nelle diverse fasi, dalla produzione al consumo. «Ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, che vuol dire a circa 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano (dati Fao). Solo in Unione Europea, ogni anno, vengono gettate 90 milioni di tonnellate di cibo. E l’Italia? Basti pensare che lo spreco domestico costa complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno (Rapporto Waste Watcher 2015)». Per un approfondimento sul tema, vi consiglio la pagina dedicata sul sito del Ministero della Salute.

 

L’organizzazione della mobilità

E come non parlare della nostra mobilità se vogliamo ridurre l’impatto ambientale? Con quale mezzo andiamo al lavoro? Con quale portiamo i bambini a scuola e a frequentare le attività extrascolastiche? Dice un proverbio che “per crescere un bambino ci vuole un villaggio”: sarebbe il caso di attingere alle risorse del villaggio anche per farlo crescere in un ambiente più salubre. Si possono organizzare, ad esempio, dei turni con gli altri genitori, in modo da circolare con delle auto che trasportano quattro o cinque passeggeri anziché due (in questo modo si riduce l’impatto ambientale e si risparmiano i costi del carburante recuperando anche del tempo, non male!). E per gli spostamenti in auto su percorrenze extraurbane si può optare per il car pooling, dove chi ha un’auto e la usa per fare una determinata tratta mette a disposizione degli altri utenti i posti vuoti a prezzi molto competitivi rispetto a a quelli di un viaggio in auto fatto con il veicolo vuoto (dove l’unico passeggero è il conducente). Anche in questo caso, come nei precedenti, tenere conto del risparmio economico è l’incentivo migliore a proseguire con i comportamenti virtuosi.

Tenere conto del risparmio economico è l'incentivo migliore a proseguire con i comportamenti virtuosi.

Michela Calculli