stereotipi_genere_cover_desk stereotipi_genere_cover_desk

Crescere senza stereotipi

I ruoli di genere e la loro (cattiva) influenza sull’educazione di maschi e femmine.

02 novembre 2017

di Monica Parricchi

Il modo in cui i bambini costruiscono la conoscenza e l’atteggiamento verso il mondo parte dalla loro vita quotidiana e dalle loro relazioni sociali. Diversi sono gli ambiti dai quali bambine e bambini imparano il modo “coerente” di comportarsi in famiglia e in gruppo, osservando e rielaborando le loro esperienze.

Attraverso il “gioco simbolico”, attività principale dei primi anni di vita, si costruisce il modo di essere grandi: è il gioco del “far finta di”, in cui il bambino e la bambina recitano un ruolo o esprimono un’azione vista fare in casa o dagli adulti. Con questo gioco il bambino imita, riproduce le azioni della quotidianità, esprime i propri sentimenti, recita i ruoli e inizia a comprendere il modo in cui si comportano i grandi, maschi e femmine, imitando inizialmente ciò che fanno con lui, dall’accudimento al gioco. Ma cosa vedono i bambini ogni giorno rispetto al modo di essere maschi o femmine nella gestione degli spazi quotidiani, delle spese, dei lavori? E soprattutto, cosa imparano non solo dalle esperienze dirette, ma anche dai libri, dagli scaffali di un grande negozio di giocattoli, dai cartoni animati?

 

Il genere e i “suoi” stereotipi

Per genere si intende il significato sociale legato al sesso biologico. Ciò significa che il genere ha a che fare con le “aspettative su come uomini e donne si debbano comportare in una data cultura e in un dato periodo storico”. L’identità di genere, in quanto significato sociale, è infatti acquisita, e non innata.

I comportamenti considerati appropriati per un genere spesso vengono “premiati”: la scelta di giochi e abiti è soggetta all’approvazione del gruppo e degli adulti, ed è influenzata dai media. Già intorno ai 4 anni più del 65% delle preferenze per attività, oggetti e giochi manifestata da maschi e femmine è “sessualmente caratterizzata”.

Perché si parla di stereotipi? Lo stereotipo è un insieme di caratteristiche associate a oggetti o persone, una “opinione precostituita”, semplice e comoda, che parte della cultura del gruppo e viene utilizzata per comprendere la realtà. Ma gli stereotipi costituiscono anche il nucleo del pregiudizio.

 

Gli stereotipi nei giochi per l’infanzia

Quando si scelgono o si propongono dei giochi, molto spesso il primo aspetto che si tiene in considerazione, oltre all’età del bambino, è il sesso: desidera un giocattolo “da maschio, da femmina o da tutti e due?”

Osservando la disposizione dei giocattoli nei negozi specializzati, ma anche le pubblicità mandate in onda durante programmi per l’infanzia o presenti nei giornalini rivolti ai più piccoli, soprattutto verso Natale, si possono notare alcune cose:

  • bambole, passeggini, trucchi, articoli per le faccende domestiche, casalinghi in miniatura, casse di supermercato e simili popolano gli spazi rivolti alle bambine, facilmente identificabili dalle sfumature di rosa;
  • macchinine, supereroi, costruzioni, armi giocattolo, giochi scientifici e di progettazione occupano quelli maschili, dai colori accesi.

Eppure dovrebbe essere evidente che ormai le trasformazioni delle figure maschili e femminili nella società sono tali da entrare in conflitto con i valori trasmessi da questo tipo di giocattoli.

Perché meravigliarsi, per esempio, se un maschietto gioca con il bambolotto e i pentolini, in una società in cui i padri sempre più spesso assumono comportamenti di cura nei confronti dei propri figli e della gestione della casa? Al contrario, non sarebbe meglio incoraggiare questi comportamenti e, quindi, questo tipo di giochi? Di recente una nota marca di mattoncini ha introdotto, dopo la richiesta di una bambina, un primo set di costruzioni dedicato alle scienziate: una paleontologa, una chimica e un’astrofisica, a cui è seguito il set “donne nella Nasa”, ispirato a cinque esperte dell’Agenzia spaziale americana. Innovazioni importanti, ma che ancora sottolineano l’eccezionalità di queste figure e dimostrano la possibilità, per le donne, di assumere alcuni ruoli. La normalità è ancora lontana.

Per genere si intende il significato sociale legato al sesso biologico.

stereotipi_genere_post

Gli stereotipi nell’editoria e nei cartoni animati

È attraverso le immagini che libri illustrati, fumetti e cartoni animati trasmettono la visione della famiglia e della società contemporanee. Ricerche recenti hanno analizzato il materiale editoriale disponibile nelle classi della scuola dell’infanzia, dimostrando che in molti prodotti la funzione considerata normale per le donne è occuparsi del lavoro domestico e dei bambini, e per gli uomini guadagnare denaro. Gli uomini sarebbero responsabili, creativi, eroici, leali, capaci di amicizia disinteressata e – con l’eccezione della bella principessa che sposa il principe e della “madre”, fonte di attenzioni, consolazione e soprattutto di servizi – le donne sarebbero meno intelligenti e istruite degli uomini e spesso frivole, approfittatrici, spendaccione e malevole. I comportamenti proposti dai personaggi femminili presentano alle bambine solo due alternative: l’obbedienza al modello tradizionale di moglie casalinga e madre, con la rinuncia a ogni aspirazione personale, o l’imitazione di modelli maschili, con la rinuncia alla “femminilità”. La terza opzione, che prevede la possibilità di una vita professionale, è ancora purtroppo difficile da trovare.

Un libro recente di storie di donne specifica fin dal titolo di essere rivolto a bambine definite “ribelli” e solo a loro, facendo “scappare” i bambini, che si vergognerebbero di maneggiarlo in pubblico. Il termine “ribelli” è stato probabilmente scelto per rompere gli schemi e proporre un racconto che metta da parte conformismi, discriminazioni e pregiudizi, indicando che è possibile realizzare i propri sogni, a prescindere dal genere di appartenenza. Ma è anche un termine che può essere negativamente interpretato, come critica al comportamento non conforme. Al contrario, il nuovissimo corrispondente per maschietti è dedicato a bambini “coraggiosi”, evidenziando come il coraggio sia caratteristica propria di quel genere, di cui presenta cento esempi. Si sarebbe potuto fare, di due, un libro unico per bambine e bambini, per indirizzarli a coltivare coraggio e ribellione agli stereotipi da parte di entrambi i generi.

 

Gli stereotipi nei colori e nell’abbigliamento

I bambini a pochi anni hanno già interiorizzato uno degli stereotipi più radicati e scontati legati alla differenza di genere, quello dei colori. Tra questi, lo “scandalo” per i maschi di indossare qualcosa di rosa.

Per capire quanto sia infondato questo giudizio, basta sapere che i colori associati a maschi e femmine, prima degli anni Trenta, erano invertiti: infatti il rosa è stato a lungo considerato un colore maschile, grazie alla sua vicinanza col rosso del sangue, mentre alle femmine era assegnato il celeste, assegnato dall’iconografia al velo della Madonna. I bambini vestivano tutti di bianco, ma dagli anni Cinquanta è avvenuta una precisa assegnazione dei colori. Oggi la moda maschile comprende fra le sue proposte anche il rosa e tutte le sue sfumature, ma non per l’abbigliamento infantile e giovanile, età in cui persistono pregiudizi e omologazioni al gruppo.

 

Crescere senza stereotipi è possibile?

Cosa consigliare, dunque, ai genitori che vogliono crescere i loro bambini liberi da questi pregiudizi?

Dato che gli stereotipi falsano la realtà, generalizzando alcune caratteristiche ed estremizzandone altre, sono fondamentali l’educazione aperta e l’esempio. Scegliere per loro libri, giochi e vestiti che non incoraggino una visione stereotipata delle figure maschili e femminili, ma anche permettere la libera espressione nei giochi di ruolo.

Inoltre, partendo sempre dal presupposto che i bambini imitano la realtà che li circonda, cercare di comportarsi in maniera coerente, dando loro esempi di come i ruoli non siano legati al genere, ma possano essere scelti e discussi in base alla collaborazione che è richiesta in famiglia, alle proprie inclinazioni e ai propri desideri. L’obiettivo deve essere il fornire loro i punti di riferimento per capire il mondo che li circonda e per comportarsi in maniera responsabile, educati alla libertà di pensiero, di giudizio, di sentimento.

Dato che gli stereotipi falsano la realtà, generalizzando alcune caratteristiche ed estremizzandone altre, sono fondamentali l’educazione aperta e l’esempio.

Monica Parricchi