denaro_stereotipi_desk denaro_stereotipi_desk

I soldi e gli stereotipi di genere

Quanti errori – e con quali conseguenze – si compiono nell'educazione di bambini e bambine?

07 dicembre 2017

di Monica Parricchi

I bambini (maschi e femmine) e il denaro

Fin dai primissimi anni i bambini, vivendo in un mondo adulto e osservandolo, entrano in contatto con il denaro e con la sua funzione di scambio nelle compravendite giornaliere, a cui assistono accompagnando i grandi a fare la spesa, a scegliere prodotti, a valutare qualità e convenienza.

Monetine sonanti – considerate dai bambini il vero tesoro – e foglietti colorati – per loro poco interessanti – vanno e vengono tra le mani dei negozianti e degli acquirenti. In cambio della banconota i più piccoli vedono arrivare oggetti e altri soldi, così che il cambio ai loro occhi curiosi sembra anche vantaggioso.

Il gioco del negozio o del supermercato rappresenta un classico da generazioni: oggi le casse giocattolo di plastica si sono evolute fino a comprendere, oltre a monetine e banconote, finte carte di credito e scan per la lettura digitale del codice a barre, presente sui finti prodotti, dotati di “bip”.

Il legame con il lavoro, con i risparmi, tra guadagno e spesa è difficile da vedere per i bambini: già anni fa per avere banconote bastava recarsi “alla macchina che li dà” oppure pagare usando oggetti alternativi, tipo scrivere su un “foglio stretto e lungo” o “dare la carta di plastica”. Con la “dematerializzazione” della moneta e l’evoluzione tecnologica questa concezione si è sganciata ancora di più dall’oggettività del denaro: bastano pochi click dal computer dei genitori per veder comparire direttamente a casa gli oggetti. Nello stesso tempo i fumetti classici, come le avventure di Paperon de Paperoni, forniscono un’immagine di gestione di denaro il cui obiettivo principale è l’accumulo, e allo stesso tempo molto individualista, che non ha nulla a che fare con una vita serena, perché fatta di privazioni e del mancato utilizzo dei soldi in cose necessarie al benessere personale e famigliare.

Gli adolescenti, nella gestione del denaro, tendono ad avere un approccio pratico: lo accumulano nel salvadanaio e lo richiedono al bisogno; di conseguenza i discorsi in famiglia subiscono quella che dagli studiosi è definita “educazione all’occorrenza”, in cui genitori e figli parlano di soldi prevalentemente per valutare insieme un acquisto.

Gli adolescenti, nella gestione del denaro, tendono ad avere un approccio pratico: lo accumulano nel salvadanaio e lo richiedono al bisogno.

denaro_stereotipi_post

Le bambine e il denaro

Il rapporto della donna con il denaro e con la gestione dei consumi è di lunga data: la parola economia, che deriva dall’unione delle parole greche oikos, “casa” e nomos, “norma”, letteralmente significa “gestione della casa”. Una volta, in Italia, esisteva una materia scolastica riservata alle ragazze che si chiamava economia domestica; questa stessa materia è insegnata, attualmente, nelle scuole del nord Europa a maschi e femmine dagli 11 ai 13 anni, come base per l’indipendenza e la maturità adulta.

Alcune sfere delle dinamiche familiari, professionali e scolastiche, di cui i bambini e i ragazzi sono testimoni o attori, rimangono ancora fortemente legate a stereotipi di genere. Anche a scuola, sia nei dialoghi che nei libri, alcune caratteristiche sono attribuite a un genere senza un fondamento scientifico, ma solo per convenzione o abitudine. Nelle raffigurazioni le femmine raramente lavorano e – generalmente mamme – fanno la spesa e si occupano dei piccoli acquisti quotidiani. I maschi, invece, lavorano per mantenere la famiglia, comperano macchine nuove e case. Le giovani, trattate da “spendaccione”, vengono incoraggiate al risparmio ma considerate non esperte in materia perché l’economia “non è cosa da donne”; i maschi, invece, considerati più informati e “meno consumisti”, ricevono più soldi e vengono instradati al “far rendere” i mezzi di cui dispongono perché dovranno occuparsi della famiglia.

Diverse ricerche dimostrano che, sia nella narrativa che nella realtà, la scelta di effettuare grandi acquisti per la famiglia – case, macchine o vacanze – è lasciata sempre al maschio di casa, detentore della situazione finanziaria e del suo controllo. Anche se le donne decidono l’80% delle spese familiari, raramente si occupano della gestione dei risparmi e degli investimenti di famiglia.

 

Gli studi finanziari sono adatti a tutti?

Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado le ricerche non rilevano differenze di genere sulle conoscenze finanziarie. È durante l’adolescenza che compaiono le prime differenze, che in questa fase possono portare a livelli di conoscenza e a scelte personali diverse anche nei percorsi universitari e di carriera. Le motivazioni di queste divergenze possono essere ricondotte al fatto che ai ragazzi viene insegnato ad attribuire maggior valore al successo economico, che incide sul loro apprendimento in ambito finanziario. Viceversa, la minore fiducia in sé stesse, derivante da stereotipi e pregiudizi, allontana le femmine dallo studio della finanza. Anche le aspettative di ruolo possono portare le femmine a rimandare a un futuro l’acquisizione di informazioni sul tema, con l’idea magari di delegare la gestione del denaro ad altri.

Un’ulteriore conseguenza dell’educazione è che le donne associano il denaro al tema della sicurezza e sono più prudenti e caute nella gestione del risparmio, mentre gli uomini crescono più predisposti all’investimento, al guadagno, accettando i rischi che questo comporta.

 

Un’educazione a prova di stereotipi

L’educazione finanziaria è molto importante per evitare che i bambini vengano cresciuti ed educati secondo questi tristi (e triti) stereotipi. Il suo obiettivo è far acquisire sia ai maschi che alle femmine gli strumenti per poter comprendere il valore del denaro e per poterlo gestire, in modo da poter perseguire al meglio gli obiettivi della propria vita propria e famigliare.

È indispensabile, infatti, offrire a entrambi pari opportunità nello sviluppo delle competenze economiche, fin da quando sono piccoli, includendo anche una “contaminazione”: promuovere nei maschi l’acquisizione delle basi dell’economia “domestica” e nelle femmine la fiducia nelle loro competenze economiche e nella predisposizione agli studi finanziari.

L'educazione finanziaria è molto importante per evitare che i bambini vengano cresciuti ed educati secondo questi tristi (e triti) stereotipi.

Monica Parricchi