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La spesa consapevole

Come educare al consumo tutta la famiglia.

19 ottobre 2017

di Silvia Sacchetti

Fare la spesa non è un semplice riempire il carrello, bensì un gesto di grande rilevanza: scegliendo un prodotto, un produttore, una filiera, si decide a chi fare arrivare parte del nostro denaro. Nel mio lavoro precedente, durato quindici anni, mi occupavo di comunicazione per una catena di supermercati e ipermercati. Qui ho imparato che fare una spesa consapevole è possibile ma, per insegnare a bambini e ragazzi un corretto processo di acquisto, serve un percorso approfondito di educazione al consumo: fare la spesa assieme ai figli, ma anche partecipare con la scuola ad animazioni ed eventi che raccontino i temi legati al consumo, o ancora frequentare corsi e giornate dedicate all’educazione alimentare nelle fattorie didattiche.

Ecco i miei cinque suggerimenti per una spesa consapevole:

 

1. Il giusto tempo

Comprare in maniera attenta e scrupolosa richiede tempo. Fermarsi davanti agli scaffali il necessario per riflettere se un prodotto ci serve davvero e se quel prodotto sia meglio di un altro richiede un investimento temporale che tornerà indietro anche sotto forma di risparmio. Occorre ad esempio prendersi il tempo di capire le diverse catene della grande distribuzione per valutare anche offerte e promozioni sui volantini commerciali. Un consiglio è quello di non legarsi a un solo marchio per tutti gli acquisti ma di diversificare i negozi in base alla convenienza, alle promozioni del momento e ai punti di forza della catena stessa. Un prodotto della stessa marca può avere prezzi anche molto differenti a seconda sia della catena, ma anche della superficie del singolo punto vendita. A superfici più ridotte corrispondono mediamente prezzi più alti. Per capirci, gli spaghetti della tale marca, al supermercato li pagate generalmente di più rispetto a quanto li paghereste all’ipermercato della stessa insegna.

 

2. Le etichette raccontano

Ormai lo sanno più o meno tutti: leggere le etichette è fondamentale. Ma perché? I motivi sono essenzialmente due. Il primo, ovvio ma non troppo, è che solo leggendo gli ingredienti possiamo capire se il prodotto che stiamo acquistando è un prodotto con un giusto rapporto qualità/prezzo. Spesa consapevole è anche decidere di spendere di più a fronte di un prodotto, ad esempio, biologico, o equosolidale, o 100% italiano. Forse non tutti sanno che nella lettura delle etichette importante è anche controllare l’ordine in cui gli ingredienti vengono elencati, che è un ordine decrescente. Vale a dire che il primo ingrediente che compare in elenco è quello maggiormente presente nel prodotto che stiamo per acquistare. Se, ad esempio, sto comprando le crocchette per il cane, è importante che io sappia che quelle determinate crocchette costano il doppio delle altre perché contengono il 35% di carne come primo ingrediente, anziché un surrogato. Ma le etichette non sono soltanto una “lista di ingredienti”, anzi, sono la comunicazione primaria tra i prodotti e i consumatori. E qui veniamo al secondo motivo per cui è importante leggerle sempre, motivo che ci condurrà direttamente al punto numero 3 di questo elenco. Nelle etichette si trova il luogo di confezionamento dei prodotti e, soprattutto, sono indicati i produttori. Per cui, prestando attenzione a questa informazione, si può ad esempio venire a conoscenza del fatto che i nostri amati biscotti con le gocce di cioccolato vengono prodotti da quella stessa grande marca anche con un altro nome per conto di una catena di supermercati.

Comprare in maniera attenta e scrupolosa richiede tempo.

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3. I prodotti a marchio

Come scrivevo sopra, tutte le catene di supermercati hanno prodotti cosiddetti private label o MDD (marchio del distributore), ovvero a marchio privato delle singole imprese. Nella stragrande maggioranza dei casi sono prodotti di grandi marche, a volte con piccole variazioni di ricetta, e sono sottoposti a scrupolosi e numerosi controlli ulteriori. Questo perché produrre a marchio personale è per le catene della GDO anche una grande responsabilità e un impegno verso i clienti. I prodotti private label costano mediamente il 30% in meno dei prodotti di marca. Sceglierli, dunque, sul lungo periodo porta a un consistente risparmio, soprattutto se si tiene conto del fatto che, secondo i dati Istat, mediamente una famiglia italiana composta da tre persone spende ogni anno 6.320 euro al supermercato, che diventano 8.600 euro per una famiglia composta da quattro persone. Inoltre, i marchi privati permettono a tutti di avere accesso a prodotti di medio/alto prezzo, come possono essere i prodotti biologici o eco solidali. A conferma, i dati del 13° Rapporto Marca/Bologna Fiere disegnano un quadro in cui le vendite dei prodotti a marchio nel 2015 hanno toccato i 9,7 miliardi di euro, generando un risparmio per i consumatori di 1,7 miliardi di euro.

 

4. Solo quel che ci serve

Non sono ancora diffusi in tutti i punti vendita, ma alcune catene cominciano ad averne un buon assortimento e nei negozi specializzati stanno prendendo sempre più piede: sono i prodotti sfusi e alla spina, che si comprano senza imballaggi, solo nella quantità necessaria all’utilizzo quotidiano o settimanale. Tra i prodotti alla spina più presenti nei supermercati, sicuramente troviamo i detersivi. La gestione dell’acquisto è molto semplice: è sufficiente ricordarsi di portare il flacone riutilizzabile da casa e il gioco è fatto. È pura questione di abitudine, esattamente come facciamo per le shopper in polipropilene che ormai molti si portano dietro o tengono sempre in auto. Riducendo gli imballaggi si acquista solo la materia prima e si taglia fino al 12% il prezzo finale del prodotto, che viene a costare ancora meno poiché non è caricato dai costi pubblicitari. Nei negozi specializzati si trova un po’ di tutto: farina, pasta, surgelati, pannolini, olio, birra. Si compra a peso, come si faceva in passato: meno spreco e meno rifiuti. Da un’indagine di Federconsumatori di qualche anno fa che ha preso in esame la quantità di latte, acqua, detersivi e sapone utilizzata da una famiglia, è emerso che con l’acquisto prodotti sfusi e alla spina il risparmio annuo familiare sfiora gli 850 euro.

 

5. Una filiera corta che fa bene a tutti

Una spesa consapevole è anche una spesa di qualità. Quindi non solo prodotti che hanno fatto lunghi viaggi per arrivare sugli scaffali ma anche alimenti, in particolare ortofrutta, a km ridotto. I vantaggi degli acquisti locali sono molteplici e di diversa natura. Si stima che i prodotti che mettiamo a tavola per ogni pasto abbiano viaggiato complessivamente per quasi 2.000 chilometri. Comprare a km 0 significa mangiare prodotti sempre freschi e di stagione, che non hanno lasciato sulle autostrade le loro proprietà organolettiche. Scegliere la filiera corta è anche fare una scelta di sostenibilità: senza il trasporto si risparmia Co2, senza imballaggi si risparmiano plastica e cartone e senza lavaggio si evitano sprechi di acqua. Questi sono gli stessi motivi per cui i prodotti a km 0 costano meno: la lavorazione industriale, i grossisti, gli imballaggi, il trasporto, lo stoccaggio e la messa a scaffale sono costi che paghiamo noi. Il mio sito preferito per trovare produttori locali è Spesa dal Contadino, dove si possono cercare le fattorie che fanno vendita diretta in zona in modo davvero semplice. Comprare locale è possibile, sia direttamente presso le aziende agricole sia attraverso i GAS. I GAS, ovvero gruppi di acquisto solidale, sono persone che si accordano per fare ordini consistenti presso agricoltori e produttori locali per poi dividersi la spesa. Ma non solo, il GAS è molto di più: è un impegno che persone e famiglie prendono nei confronti di scelte d’acquisto sostenibili, di tipo volontario ma formalizzato e continuativo, anche nella gestione attiva e nella comunicazione e divulgazione delle attività del gruppo. Sul sito di Economia Solidale potete approfondire le attività e i progetti dei GAS, nonché trovare quello più vicini a voi. Anche i mercati di Campagna Amica possono essere una buona scelta per comprare locale: sono mercati di agricoltori in cui vengono venduti solo prodotti agricoli italiani, provenienti dai territori regionali. In questi mercati nel 2016 hanno fatto la spesa più di quattro consumatori su dieci, con un aumento del 55% negli ultimi cinque anni. L’83% degli intervistati nell’indagine di Coldiretti su dati Ipr marketing considera sicuro l’acquisto di prodotti alimentari nei mercati di Campagna Amica, con una percentuale che è superiore del 23% rispetto ai supermercati e del 15% rispetto al dettaglio tradizionale. E se ci fosse più tempo da dedicare alla spesa, l’81% dei consumatori preferirebbe comperare frutta e verdura direttamente dagli agricoltori. Prodotti a pochi km, zero imballaggi, niente processi commerciali aggiuntivi, sostegno all’economia locale: una filiera corta che arriva direttamente a casa e fa bene a tutti.

Comprare a km 0 significa mangiare prodotti sempre freschi e di stagione, che non hanno lasciato sulle autostrade le loro proprietà organolettiche.

Silvia Sacchetti