spirito-del-dono spirito-del-dono

Lo spirito del dono

Un gesto che fa nascere e crescere le relazioni.

30 novembre 2017

di Silvia Sacchetti

Spiegare ai bambini il valore e il significato di ciò che ricevono e di ciò che donano o potrebbero donare è un modo per far comprendere i concetti economici attraverso gli esempi che più si avvicinano alla loro vita reale.

Spesso anche in modi diversi da quelli canonici: per esempio, è accaduto qualche giorno fa che un amico di mio figlio abbia deciso di donare 5 euro della sua paghetta mensile a sua zia, in difficoltà lavorative: una decisione che, presa a 13 anni, mi ha colpito e mi ha dato modo di aprire un ragionamento sugli obiettivi del risparmio e sul senso del dono.

A proposito del dono, due sono le teorie che si oppongono: quella di Marcel Mauss e quella di Jacques Derrida.

Nel Saggio su dono, Mauss sostiene che l’atto del donare spinge alla reciprocità e alla restituzione, ed è proprio questo rapporto di obbligo reciproco che crea società buone. Mauss sostiene che le cose donate portino con sé un’anima (che i Maori chiamano “hau”) che costituisce l’identità del donatore, per cui il destinatario non riceve soltanto un oggetto ma anche l’essenza della persona che dona. Il dono, in sostanza, è un dono di se stessi: dentro l’oggetto donato, c’è una parte di chi lo dona che deve ritornare a lui attraverso un dono in cambio. È così che si formano circoli virtuosi.

Settant’anni dopo Derrida, con il suo Donare il tempo. La moneta falsa decreta invece l’impossibilità del dono reale. Secondo Derrida, il dono è impossibile perché impossibile è la gratuità totale di questo gesto: il dono richiede una forma di restituzione, sia materiale (un oggetto in cambio) sia simbolica (una forma di riconoscenza e debito), dunque non esiste, perché per esistere dovrebbe essere completamente disinteressato e gratuito.

 

La situazione di apparente squilibrio che si viene a creare quando si accetta un regalo permette che la relazione rimanga viva.

dono_post

L’idea del “dono agonistico” di Mauss mi ha sempre tanto affascinato: il dono porta dono. Anche io penso che donare crei circoli virtuosi di riconoscenza e spirali di generosità. La teoria dello “hau” mi ha aiutato a far appassionare i ragazzi al complesso ragionamento sulla gratuità e a spiegarne quello che per me è il significato fondamentale: il dono causa un debito positivo verso gli altri.

Il dono è uno strumento fondamentale di mantenimento dei rapporti, un “fatto sociale totale”, sempre secondo Mauss: la situazione di apparente squilibrio che si viene a creare quando si accetta un regalo permette che la relazione rimanga viva. Quando invece si rifiuta un dono, genericamente e con tutte le dovute eccezioni, non si è disposti ad accettare un debito e dunque una relazione. Tant’è che spesso accade che proprio alla fine di una relazione si decida di restituirsi i doni, rimettendo così in pari i debiti.

 

Donare: in presa con la vita

Il debito positivo è la conseguenza del dono, ma qual è la causa? “Perché si dovrebbe donare, anche a chi non ha bisogno?” mi hanno chiesto i miei figli. La risposta universale non esiste, ciascuno ha un motivo tutto suo per donare. Si può farlo per affetto, per rompere la solitudine, per comunicare. Si può donare per mettersi in relazione e sentire un’appartenenza. Qualsiasi sia il motivo, il dono è un gesto di libertà. Tutte le scelte di libertà comportano un rischio. Esiste un rischio nel donare qualcosa a qualcuno? Il rischio è la delusione: un dono può essere ricevuto con indifferenza, senza destare gratitudine, oppure sperperato. Quando ero piccola lo sperpero dei doni mi faceva sempre soffrire molto, per questo ho affrontato anche questo discorso con i miei figli: vedere una cosa donata maltrattata o abbandonata dopo brevissimo tempo può causare grande delusione.

È il rischio insito della relazione, vale a dire del mettersi in presa con la vita. E il rischio è proprio ciò che fa la differenza tra “dare” e donare”. Chi dà vende, scambia o presta, chi dona regala.

 

Le forme del dono

Non è sempre necessario pianificare economicamente i nostri doni e risparmiare i soldi guadagnati: si dona in molti modi, alcuni dei quali possono anche non avere nulla a che fare con gli aspetti materiali. Non esiste solo il dono di circostanza o il regalo in occasione di eventi, le modalità del dono sono diverse e spesso le pratichiamo senza accorgercene, ma soprattutto le riceviamo senza valutarle in modo corretto. In famiglia si dona continuamente. Si dona tempo, aiuto ed emozioni. In amicizia si dona sostegno, condivisione, ascolto. Fare volontariato è una forma di dono, così come lo sono l’accoglienza e l’ospitalità. Donare è anche donarsi.

 

Due giorni speciali

In due giorni dell’anno i bambini fanno però esperienza del dono in un modo particolare: a Natale e il giorno del loro compleanno. Sono queste, infatti, le occasioni in cui i più piccoli aspettano trepidanti l’arrivo dei regali che, spesso, considerano come qualcosa che è loro “dovuto”. Un modo per non legarli ad aspettative egoistiche potrebbe essere proprio quello di far capire loro che i regali sono qualcosa che ci si scambia con affetto e libertà, e che così come non si è obbligati a farli, non è un “diritto” riceverli.

Nel caso del loro compleanno, per esempio, si può spiegare ai bambini il concetto di reciprocità portando come esempio il giorno del compleanno dei loro amici, quando i regali saranno fatti anziché ricevuti. A dire il vero questa spiegazione è utile soprattutto per fratellini e sorelline non festeggiati, che spesso esprimono gelosia di fronte alla montagna di pacchi e pacchetti dal cui meraviglioso scarto si sentono esclusi: sì dunque a far capire loro che quei regali, quel giorno, sono per qualcun altro, ma che verrà il loro turno.

E quale migliore occasione del Natale per spiegare che i doni si fanno e si ricevono in modo reciproco? Certo, solo se ai bambini che sono già a conoscenza della non esistenza di Babbo Natale!

In ogni caso, però, si può trattare il tema del “merito” dei regali come una forma di reciprocità: si ricevono perché in cambio si è dato affetto, buona volontà, impegno… o anche semplicemente abbracci!

Regali ai bambini

Silvia Sacchetti