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Che cos’è la sharing economy

Il mercato diventa sociale con un modello economico basato sullo scambio

27 settembre 2018

di Redazione

La cosiddetta sharing economy è negli ultimi anni sempre più presente nelle nostre vite. Ma di cosa si tratta esattamente? Per sharing economy, o peer economy, si intende un sistema economico che si fonda su reti sociali in cui le persone condividono lavoro, tempo e risorse. In queste community di utenti, infatti, non c’è una distinzione netta tra consumatori e produttori: tutti possono partecipare alla costruzione di un mercato basato sull’idea di condividere e scambiare beni e servizi.

L’idea alla base delle tante start-up che hanno contribuito a far crescere l’economia della condivisione è stata tanto semplice quanto rivoluzionaria: mettere in comune l’accesso a elementi che sono sempre stati considerati privati, come le abitazioni e i mezzi di trasporto. Ciò che cambia è dunque il modo di vedere ciò che possediamo: per esempio, considerare i posti che rimangono vuoti ogni volta che prendiamo l’automobile da soli non come uno spreco, ma come una potenziale risorsa. È da questo cambio di prospettiva che nascono servizi come il car sharing o l’home sharing, che consistono nel mettere a disposizione di altri la propria auto o una proprietà immobiliare e, viceversa, poter usare un mezzo di trasporto o una casa solo per il tempo necessario.

 

Dove e quando nasce l’economia della condivisione?

Tutto nasce… con internet, o meglio con l’esplosione, all’inizio degli anni Novanta, del World Wide Web, la rete di comunicazione mondiale resa possibile dall’invenzione di un linguaggio di programmazione più accessibile, l’HTML. La storia di questa vera e propria rivoluzione è stata raccontata con chiarezza e semplicità nel libro L’Architettura del nuovo Web dal “padre” della rete stessa, Tim Berners Lee, informatico britannico. Dobbiamo alle sue intuizioni la nascita della posta elettronica e la possibilità di costruire in rete pagine personali dove aggiungere testi, immagini, video. In poche parole, la socializzazione dei contenuti online. Con il ventunesimo secolo, un nuovo verbo diventa protagonista sul web: to share, condividere. Nascono i servizi di condivisione di filepeer to peer, da pari a pari. Aumenta la velocità delle reti e si moltiplica la mole di dati che può essere inviata in qualsiasi momento da un capo all’altro del mondo. Si arriva quindi al cosiddetto “Internet delle cose” e alla nascita – soprattutto negli Stati Uniti e in Europa – delle prime piattaforme che permettono di fare acquisti online, e di mettere in vendita qualsiasi cosa. Il riutilizzo e il riuso diventano una miniera d’oro quando ci si accorge che un oggetto considerato inutile da qualcuno può essere invece desiderato da altri. Con l’arrivo sul mercato degli smartphone e la possibilità per chiunque di essere sempre connesso alla rete, è tempo per una nuova rivoluzione: la peer economy, l’economia tra pari.

Ciò che cambia è dunque il modo di vedere ciò che possediamo

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Come funziona la sharing economy?

Passare da un’economia basata sulla proprietà a una fondata sull’accesso: questa è la nuova concezione dell’economia della condivisione. È davvero necessario possedere fisicamente l’ultimo disco del mio artista preferito quando posso ascoltare le sue canzoni quante volte voglio e ovunque grazie a un account online? Non è più indispensabile possedere qualcosa, ciò che conta è averne l’accesso quando lo si desidera o se ne ha bisogno. È così che sono nati servizi che hanno rivoluzionato i trasporti e il turismo: car sharing, bike sharing e home sharing. Condividere il proprio mezzo con altre persone per un tragitto comune o contribuire alle spese in cambio di un passaggio. Noleggiare una bicicletta solo per il tempo necessario, attivandola tramite una applicazione attraverso la quale è possibile anche pagare il servizio. Affittare uno spazio o un’abitazione a persone che sempre più spesso scelgono di visitare città e luoghi d’interesse preferendo la libertà di una dimensione domestica a un albergo. Queste attività non solo creano ricchezza ma favoriscono il riuso e il riutilizzo di ciò che possediamo e, ottimizzando beni e servizi, permettono di ottenere un risparmio di risorse e di energie.

Proprio il risparmio e un modello di vita più sostenibile sono gli obiettivi del consumo collaborativo. Lo illustrano Rachel Botsman e Roo Rogers nel loro libro Il consumo collaborativo. Ovvero quello che è mio è anche tuo, un testo che spiega i vantaggi della socializzazione del mercato: principalmente quelli di uscire da dinamiche di possesso incentrate sull’io per passare a un “noi”. Si parla, per esempio, dei gruppi di acquisto, piattaforme che possono unire persone lontanissime o vicini di casa per ottenere prezzi più vantaggiosi comprando grandi quantità di un prodotto direttamente da un fornitore; o ancora di scambiare servizi, strumenti, saper fare. In poche parole, costruire una rete di scambio: l’unione fa la forza.

 

Chi guadagna con la peer economy?

Con la sharing economy la differenza tra fornitore e cliente diventa più sottile. Da una parte le possibilità di guadagno ci sono per chi offre un servizio o un bene; dall’altra, grazie a un modello economico basato sulle community, chi ne usufruisce riesce a godere di un risparmio, perché riduce al minimo gli intermediari. Ciascun utente può usufruire dei servizi tanto quanto può fornirli. Al mattino posso offrire un passaggio in auto tramite un’applicazione di car sharing e la sera, tornato a casa, ricevere un pasto a domicilio consegnato da un corriere iscritto a una piattaforma di food delivery. Ciascuno lavora solo quando è disponibile a farlo: è il principio di base della gig economy, un modello economico che utilizza prestazioni lavorative temporanee e saltuarie, non vincolate da rapporti contrattuali. È appunto il caso di chi deve attraversare una grande città in auto e approfitta dell’occasione per offrire un servizio di taxi privati a un prezzo concorrenziale, oppure di chi ritira un’ordinazione da un ristorante che non fa consegne a domicili per portarla direttamente a casa di un utente in cambio di un compenso.

Una grande opportunità di guadagno è certamente l’home sharing, che ha cambiato profondamente il settore del turismo. Sempre più persone, infatti, offrono la possibilità di alloggiare in una propria abitazione o in una parte della propria casa ai membri di community di piattaforme controllate, che attraverso un sistema di recensioni e feeddback permettono di garantire la serietà di chi offre il servizio e l’affidabilità di chi ne usufruisce. Perché è inevitabile che la sharing economy sia basata sulla fiducia e il senso di condivisione, elementi fondamentali per costruire qualsiasi comunità.

 

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Ciascuno lavora solo quando è disponibile a farlo: è il principio di base della gig economy, un modello economico che utilizza prestazioni lavorative temporanee e saltuarie

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