economia_circolare_desk economia_circolare_mobile

Che cos'è l'economia circolare?

Rinnovare, riciclare, reinventare. Un sistema economico basato sulla sostenibilità e l'ecologia

08 ottobre 2018

di Redazione

Cos’è un circolo virtuoso? Tecnicamente, si definisce come “una relazione tra più fattori che produce risultati positivi per gli stessi fattori di partenza”. Applicato all’economia, vuol dire che se un’azienda realizza un prodotto innovativo di successo aumenterà i ricavi, potendosi così permettere di finanziare nuove ricerche e restare all’avanguardia nel proprio settore. L’economia circolare si basa su questo principio e mira a realizzare cicli produttivi sostenibili alimentati da fonti energetiche rinnovabili, riducendo al minimo lo spreco e trasformando i rifiuti in risorse.

Il modello di produzione cui siamo abituati prevede che un oggetto sia costruito, usato e gettato nel momento in cui viene superato da un prodotto migliore, si rompe o si consuma. È un modello lineare: prendere, usare, buttare. Questo sistema non è sostenibile dal punto di vista ambientale perché si basa sullo spreco. L’economia circolare vuole recuperare, riutilizzare, aggiustare ciò che viene consumato, riciclare i rifiuti e trasformarli in nuovi punti di partenza.

 

Un’ecologia industriale vantaggiosa per l’ambiente e le aziende

La salvaguardia dell’ambiente è un tema protagonista delle agende politiche ed è molto importante per l’opinione pubblica. Il sistema economico globale deve essere ripensato mettendo al primo posto la sostenibilità: è necessario trovare nuove strategie per alimentare un’economia in crescita, senza danneggiare gli ecosistemi e preservare così il pianeta per chi verrà dopo di noi. I danni maggiori? Neanche a dirlo, sono causati dall’inquinamento, dovuto sia al consumo di combustibili fossili come il carbone e il petrolio, sia all’aumento esponenziale dei prodotti di scarto delle lavorazioni industriali: i rifiuti. La ricerca scientifica più recente si è concentrata in particolar modo sulle fonti energetiche rinnovabili per superare un modello di produzione energetica lineare. Non è solo una questione di ecologia: una produzione di energia basata sui combustili fossili non è economicamente sostenibile sulla lunga durata per i molti Paesi che non dispongono di queste risorse. Infatti, come sostenuto nell’annuario statistico Istat del 2017, in Italia «le importazioni concorrono in misura consistente al fabbisogno energetico nazionale, a causa della limitata disponibilità di risorse energetiche primarie del sottosuolo del nostro Paese». Eppure le stesse caratteristiche del territorio italiano offrono grandi possibilità di sfruttamento del vento e del Sole, permettendo di ricavare energia da impianti eolici e fotovoltaici. Perché rinunciare a un’energia pulita e più conveniente sul lungo termine, che può creare possibilità di occupazione per personale qualificato?

È necessario trovare nuove strategie per alimentare un'economia in crescita, senza danneggiare gli ecosistemi e preservare così il pianeta per chi verrà dopo di noi

economia_circolare_post

Riduzione dei rifiuti e ciclo rigenerativo: il futuro della blue economy

Il pianeta non è minacciato soltanto dall’inquinamento atmosferico dovuto ai combustibili fossili; anche l’enorme quantità di rifiuti prodotti contamina il suolo e le acque. Il caso che più evidenzia come l’attuale modello di produzione non sia più sostenibile e di conseguenza sia indispensabile una riduzione dei rifiuti è la cosiddetta Isola di plastica del Pacifico, una vastissima area di accumulo di plastiche in mezzo all’oceano, che secondo le ricerche più recenti ha raggiunto una superficie di 1,6 milioni di km2 (cinque volte l’Italia), aggregando quasi ottantamila tonnellate di scorie. Sembrano cifre enormi, ma ogni anno nella sola Europa sono prodotte 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti. Questi dati hanno spinto i sostenitori dell’economia circolare a proporre un ripensamento del ciclo dei materiali: la priorità è prolungare “la vita” dei prodotti, aggiustare ciò che è riparabile, riutilizzare le componenti di un oggetto per scopi differenti, rinnovare le possibilità di sfruttamento di batterie e olii. Le materie prime diventano ogni giorno più scarse, ma molti rifiuti possono diventare fonti di materie prime secondarie, con un risultato positivo per l’ambiente e per l’economia, riducendo i costi di produzione. È la Blue economy, un sistema economico basato sul riciclo delle scorie, che ha come obiettivo sostituire l’attuale modello di produzione lineare con un ciclo virtuoso dei materiali.

Imprese più competitive per una crescita sostenibile

La globalizzazione dei mercati ha portato grandi opportunità di sviluppo in tutto il mondo. La possibilità di raggiungere una platea di consumatori più vasta ha stimolato la concorrenza, ma ha anche esasperato un modello lineare di produzione basato sull’obsolescenza programmata, ovvero il fatto che un prodotto sia appositamente progettato per durare solo un determinato periodo di tempo. “Perché vendere un solo prodotto che duri trent’anni quando posso venderne sei che ne durino cinque?” Sembra essere questo il ragionamento alla base delle logiche produttive di molte imprese. L’Unione Europea ha preso una posizione ferma contro l’obsolescenza programmata, chiedendo informazioni più trasparenti da parte dei produttori sul reale ciclo di vita dei prodotti, con la convinzione che il futuro del nostro continente sia nell’economia circolare. Del resto l’intenzione dei teorici di questo innovativo sistema economico è proprio ripensare lo sviluppo nel ventunesimo secolo. È il caso di Kate Raworth, che con il suo saggio L’economia della ciambella vuole divulgare un nuovo modo di pensare l’economia, non più come una lotta per la supremazia in cui vince il più forte, ma un sistema equo, ecologico e pienamente sostenibile.

Ripensare i sistemi di produzione seguendo i princìpi dell’economia circolare è un’opportunità di crescita soprattutto per le aziende dei Paesi più avanzati, che negli anni hanno investito tempo e risorse nel ripensare le loro politiche industriali. Infatti costruire un’ecologia industriale non è positivo soltanto per l’ambiente, ma anche e soprattutto per le imprese: l’attuale sistema economico richiede un consumo sempre maggiore di materie prime. Di conseguenza la disponibilità delle risorse naturali è ogni giorno più scarsa e questo non fa che aumentarne il valore e di conseguenza il prezzo. Valorizzare i prodotti di scarto delle lavorazioni e ricondizionare macchinari e componenti significa costituire un ciclo rigenerativo che ottimizza la produzione perché riduce i costi iniziali. Inoltre realizzare prodotti più facilmente riciclabili significa anche diminuire i costi per il loro smaltimento.

Investire nell’economia circolare significa quindi diventare più competitivi sul mercato internazionale, riducendo la dipendenza delle imprese dai monopoli delle materie prime e migliorando allo stesso tempo l’immagine aziendale, in un momento storico in cui sempre più persone hanno a cuore il futuro del pianeta in cui vivono, coscienti che le loro scelte di ogni giorno contribuiscono a plasmare il mondo attorno a loro. Un mondo in cui è possibile trovare un equilibrio tra crescita e sostenibilità. E chiudere il cerchio.

Ripensare i sistemi di produzione seguendo i princìpi dell'economia circolare è un'opportunità di crescita per le aziende dei Paesi più avanzati

Redazione