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Chi trova un amico trova un tesoro

Il rapporto tra denaro, infanzia, felicità e relazioni

03 settembre 2018

di Emanuela Rinaldi

I tre capitali di cui siamo dotati sin da piccoli secondo Bourdieu

Secondo Pierre Bourdieu, sociologo francese autore del saggio La distinzione, ogni individuo sin dalla nascita è dotato di tre forme di capitale. Semplificando molto:

  • Il capitale economico: è costituito dal denaro, dalle risorse materiali, dal patrimonio familiare a cui un individuo ha accesso, generalmente in forma di “proprietà privata”. Ad esempio, il numero di computer, tablet, libri, macchine che un bambino può utilizzare a casa.
  • Il capitale sociale: è costituito dalle relazioni affettive o sociali in cui una persona nasce, cresce o che egli stesso costruisce. Queste relazioni possono essere “affettive” (o “bonding”), che creano un legame sentimentale, nel caso dei bambini, con i genitori, gli amici più stretti, le maestre che li seguono per tanti anni instaurando un rapporto di educazione. Oppure possono essere relazioni “strumentali” (“bridging”), che si stabiliscono con persone con cui si è in contatto e che possono aiutare in modo pratico ma con le quali non c’è un vero e proprio legame o relazione di tipo affettivo.
  • Il capitale culturale: è costituto dall’istruzione e dalle conoscenze di diverso tipo – ad esempio il numero di lingue o dialetti conosciuti e il livello in cui sono parlate, scritte, comprese, la conoscenza del linguaggio informatico, il saper fare e il saper cucinare, il saper dipingere, il saper cantare o suonare uno strumento – così come dai gusti, gli usi e costumi che un bambino conosce e apprende durante la crescita.

Tutti e tre sono forme di capitale molto rilevante per il posizionamento di un individuo e la definizione del suo stile di vita e, in un certo senso, anche per il suo livello di felicità. Quando parlo di questi concetti in classe, anche nelle scuole primarie, i bambini sanno bene che sono forme di capitale che possono “crescere” o anche “diminuire”. Ad esempio, secondo loro il capitale economico può crescere (guadagnando, risparmiando, ereditando dei soldi…) o diminuire (spendendo più di ciò che si guadagna, giocando alla lotteria, perdendo il posto di lavoro…). Lo stesso vale per il capitale culturale: studiando aumenta, così come esercitandosi a cucinare o a giocare a pallone, ma in caso contrario diminuisce (se non parlo mai una certa lingua, non mi alleno, studio poco). E vale per il capitale sociale (un concetto a cui i bambini sono molto attenti): con un nuovo fratellino in casa, il mio capitale sociale aumenta, ma anche con nuovo amico o un nuovo compagno di classe. Però, esso può anche diminuire se il rapporto con un mio amico si incrina (perché litigo, perché tradisco la sua fiducia, perché faccio il bullo con lui o lei), o se non vado mai a trovare il nonno e non lo chiamo mai. Quale è il rapporto di queste dimensioni con la felicità?

 

Le ricerche sulle determinanti del benessere finanziario

Diverse ricerche hanno dimostrato che, il reddito ha un’influenza significativa ma (sorprendentemente) debole sul livello di felicità delle nazioni, specialmente una volta che i bisogni-base dell’individuo vengono soddisfatti. È il cosiddetto “paradosso di Easterlin”, teorizzato da Richard Ainley Easterlin, professore di economia all’Università della California del Sud. Infatti, sebbene il reddito medio sia aumentato significativamente nelle ultime decadi, il livello di felicità è rimasto per lo più stabile nei Paesi sviluppati. Daniel Khaneman (noto psicologo che si occupa di psicologia economica) e colleghi hanno dimostrato in un interessante studio del 2010 che il benessere soggettivo di un individuo non dipende solo dal reddito ma, oltre una certa soglia, anche dalle emozioni negative che egli percepisce quotidianamente. In particolare, Khaneman ha distinto due aspetti del benessere soggettivo:

  • Il benessere emotivo (emotional well-being), che si riferisce alla qualità emotiva dell’esperienza quotidiana di un individuo – la frequenza e l’intensità delle esperienze di gioia, stress, solitudine, tristezza, rabbia e affetto che rendono la vita piacevole o spiacevole.
  • La valutazione della vita (o “life evaluation”), che si riferisce ai pensieri che una persona ha sulla sua vita quando pensa a se stessa.

Sebbene il reddito medio sia aumentato significativamente nelle ultime decadi, il livello di felicità è rimasto per lo più stabile nei Paesi sviluppati

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Secondo questo studio, il reddito (capitale economico) e l’istruzione (una forma di capitale culturale) sono più strettamente correlati alla “valutazione della vita”, così come la solitudine. In particolare, quest’ultima è un fattore predittivo di emozioni quotidiane negative ed è strettamente legata alla carenza di capitale sociale “bonding” di cui abbiamo parlato sopra. Da qui, il detto (che i bambini hanno chiaro sin dall’infanzia) “chi trova un amico, trova un tesoro”, da intendere come una risorsa “preziosa” che ti aiuta a non sentirti solo, ad affrontare le difficoltà emotive, le difficoltà quotidiane e in definitiva ad aumentare il livello di felicità.

Inoltre, il basso reddito è associato sia a una bassa valutazione della vita, sia a un basso benessere emotivo, mentre l’alto reddito è associato (positivamente) alla valutazione della vita, ma non alla felicità. In altre parole, il reddito aumenta la soddisfazione della vita in modo abbastanza costante, ma il benessere emotivo non aumenta una volta raggiunto un reddito annuale stimato da Kahneman e Deaton, nel 2010, in circa 75.000 dollari. Quindi, dire ai bambini “I soldi non fanno la felicità” è corretto. O meglio: lo è se ci si riferisce alla felicità emotiva, e una volta soddisfatti i bisogni primari.

 

Usare i soldi per gli altri

Riprendiamo ora il capitale sociale (le relazioni): che legame ha con il denaro? Nel loro libro del 2014 Happy Money: the Science of Smarter Spending, Michael Norton ed Elizabeth Dunn affermano che il denaro può essere speso – attraverso quello che loro chiamano “spesa pro-sociale” (pro-social spending) – per costruire e coltivare relazioni affettive interpersonali appaganti e aumentare il proprio livello di felicità emotiva. Questo vale per il dono, la beneficienza, la partecipazione a progetti utili alla collettività (tramite volontariato, la cooperazione, un lavoro socialmente utile) o le esperienze collettive (pagare una cena per gli amici, fare una vacanza con i familiari). Cosa possiamo fare con i bambini per aiutarli a sviluppare queste capacità? Prendendo spunto da La torta dell’economia, un percorso di educazione finanziaria per le scuole primarie che ho progettato presso l’Università di Udine insieme ad altri enti, è possibile ad esempio costruire un salvadanaio diviso in più fette (come una torta), ognuna finalizzata a risparmiare soldi per scopi diversi che già “indirizzino” la sensibilità anche verso gli altri, con dei post-it colorati apposti sopra ogni fetta che indicano l’utilizzo dei soldi risparmiati. Ad esempio, una fetta per un “regalo per la mamma” (oggetto o esperienza, come un biglietto per un film che le piace o un dvd), una per “un regalo per la zia”, una per “l’associazione che tutela gli animali”, una per “aiutare i bambini terremotati”. Ogni volta che i bambini ricevono del denaro, i genitori possono cogliere questo momento per trasformarlo in un’occasione educativa (di gruppo) per ragionare con loro su dove vogliono mettere i soldi e perché (10 euro tutti per sé? Metà in dono? Cosa possiamo comprare alla mamma per farle piacere? A quali associazioni la mamma fa beneficienza?) e sulle conseguenze dei propri gesti. A volte, questo tipo di “gioco” può essere utile anche per gli adulti. E magari vi ricorderete che è da secoli che non fate un regalo alla vostra zia tanto cara…

 

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Il basso reddito è associato sia a una bassa valutazione della vita, sia a un basso benessere emotivo, mentre l’alto reddito è associato (positivamente) alla valutazione della vita, ma non alla felicità

Emanuela Rinaldi