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Contrastare il cyberbullismo

Educare al rispetto con la cultura digitale: un antidoto contro i fenomeni di bullismo, online e offline

05 febbraio 2019

di Redazione

Sono piccoli dettagli a dirci che sta succedendo qualcosa di strano a scuola: una manica strappata, un pastello mancante, un graffio sul viso. Ma se accorgersi che il proprio figlio è vittima di bullismo è relativamente semplice; rivelare una situazione di cyberbullismo è molto più complicato.

 

Che cos’è il cyberbullismo

La legge del 29 maggio 2017 n.71 ne ha dato una definizione articolata, sintetizzabile in un comportamento violento e offensivo, intenzionale, ripetuto nel tempo e perpetuato attraverso gli strumenti di comunicazione digitali (come sms, servizi di messaggistica, social network).

Rispetto al tradizionale bullismo, circoscritto in luoghi e tempi, quello che si consuma in ambiente digitale ha purtroppo diversi elementi a favore:

  • Pervasività: il cyberbullo può raggiungere la sua vittima in qualsiasi momento e luogo;
  • Persistenza: il materiale diffamatorio può rimanere disponibile online per molto tempo;
  • Mancanza di feedback emotivo: il cyberbullo, non vedendo le reazioni della sua vittima, non è consapevole del danno che arreca;
  • Spettatori infiniti: le persone che possono assistere e partecipare sono potenzialmente illimitate.

Secondo l’ultima ricerca Doxa Kids e Telefono Azzurro  in Italia 1 bambino su 3 – senza differenza di genere – è stato vittima di cyberbullismo. E non stiamo parlando solo di studenti della scuola superiore: si inizia a essere potenziali vittime, e aggressori, già a 8 anni.

È un pericolo che i nostri figli conoscono dato che, sempre secondo la ricerca, il 31% dei bambini tra gli 8 e 11 anni ha paura di subire cyberbullismo. È importante sapere anche che il 18% di loro pensa che sia rischioso “postare” impulsivamente contenuti sui social network, ma solo il 13% pensa che l’utilizzo da parte di terzi dei loro dati possa essere pericoloso.

Questo ci dice quanto sia fondamentale per i bambini sentirsi accettati dal loro gruppo, al punto da reputare più importante prendersi del tempo per pensare a cosa pubblicare piuttosto che proteggere i propri dati.

 

Allarme cyberbullismo

Temete che vostro figlio sia vittima di cyberbullismo? Prima di affrontare il discorso di petto, provate a fare attenzione se sono presenti quelli che Generazioni Connesse, il progetto cofinanziato dall’Unione Europea con l’obiettivo di educare e sensibilizzare all’uso positivo e consapevole di Internet e delle nuove tecnologie, indica come possibili indizi di una situazione di cyberbullismo:

  • Cambia improvvisamente il comportamento con gli amici, a scuola, o in altri luoghi dove socializza;
  • Evita computer e smartphone;
  • È particolarmente ansioso ogni volta che riceve un messaggio;
  • Mostra scarsa autostima, depressione, disturbi alimentari o del sonno.

Se i vostri timori dovessero essere fondati, procedete con cautela:

  • Non dite a vostro figlio che deve imparare a difendersi, non sgridatelo se ha commesso delle ingenuità. In questo momento ha bisogno di tutta la vostra comprensione;
  • Non rivolgetevi al cyberbullo né ai suoi genitori, finireste solo per litigare. Piuttosto attivatevi per bloccarlo contattando i gestori dei servizi che utilizza oppure rivolgendovi direttamente al Garante per la protezione dei dati personali;
  • Parlate con vostro figlio, parlate con gli altri genitori, gli insegnanti e le figure educative di riferimento. Rivolgetevi a specialisti come psicologi, associazioni no profit di ascolto e alla polizia nei casi più gravi.

Il 31% dei bambini tra gli 8 e 11 anni ha paura di subire cyberbullismo.

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Dall’altra parte: essere genitori dei bulli

E se invece siete dall’altra parte? I bambini che hanno comportamenti aggressivi possono agire per simulazione, quando in famiglia non c’è una comunicazione rispettosa, oppure emulando una violenza subìta in passato o ancora perché sotto stress a causa di un ambiente altamente competitivo. Fate attenzione ai seguenti segnali, potrebbero essere la spia che qualcosa non va:

  • Incapacità di esprimere la propria rabbia in modo costruttivo;
  • Atteggiamento aggressivo nei confronti di un genitore;
  • Totale mancanza di rispetto delle regole;
  • Scarso rendimento scolastico;
  • Arroganza con i professori.

Anche in questo caso ci vuole prudenza: parlate con vostro figlio, confrontatevi con gli insegnanti e le altre figure educative per capire come si comporta fuori casa. Magari non è un bullo, ma solo un bambino molto deciso. Cercate di entrare in empatia con lui, di svolgere attività che vi fanno riflettere su questi temi. Per esempio, potreste vedere insieme un cartone animato che affronta questi temi, come Ant Bully – Una vita da formica.

 

Gli spettatori di cyberbullismo

Infine, c’è un terzo attore di cui non abbiamo ancora parlato: gli spettatori, i bambini cioè che partecipano passivamente. Assistere a comportamenti aggressivi tra pari aumenta le difficoltà relazionali generando insicurezza, paura e ansia sociale. Inoltre, i bambini spettatori sviluppano indifferenza e scarsa empatia, così che la situazione di cyberbullismo venga da loro vissuta come normale.

Anche con loro è importante parlare di rispetto e spiegargli che non è “normale” quello che accade. Anzi, sono proprio i compagni di classe e gli amici le figure più importanti per uscire da una situazione difficile: possono aiutare sia le vittime, sostenendole e includendole nel gruppo, sia gli aggressori, mostrando loro che quello non è il modo corretto per essere accettati e amati.

 

La cultura digitale

Desiderio di inclusione, tecnologia abilitante, mancanza di cultura digitale, intelligenza emotiva poco allenata: sono questi gli elementi alla base di potenziali situazioni di cyberbullismo. Fondamentale allora, è mettere in atto una serie di buone regole per dotare nostro figlio di una cultura digitale e allenare la sua intelligenza emotiva:

  • Educate al rispetto, sia offline che online, e promuovete comportamenti relazionali positivi in famiglia e all’esterno: i figli fanno sempre riferimento ai modelli che imparano dai genitori;
  • Partecipate alle attività che vostro figlio svolge online, impegnatevi a conoscere i suoi contatti, cosa fa e cosa lo interessa;
  • Stabilite semplici regole di sicurezza, come non accettare richieste di amicizia da sconosciuti, non dare i propri contatti a chi non si conosce;
  • Dialogate: mostrate la vostra disponibilità ad ascoltare, create le condizioni affinché i vostri figli si sentano liberi di condividere le loro preoccupazioni, sicuri di trovarvi attenti e non giudicanti.

Di recente, si sono moltiplicate le iniziative per incoraggiare un uso rispettoso degli strumenti di comunicazione, promuovendo l’idea che non ci sia differenza tra vita “online” e vita “offline”. Un video divertente e molto semplice, che potete guardare con i vostri figli per spiegargli questo concetto, è quello di Parole O_stili, associazione che promuove una comunicazione online non violenta attraverso eventi, materiali didattici e workshop.

 

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Desiderio di inclusione, tecnologia abilitante, mancanza di cultura digitale, intelligenza emotiva poco allenata: sono questi gli elementi alla base di potenziali situazioni di cyberbullismo. 

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