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Educare i bambini al rispetto ambientale

L’importanza di affrontare fin da piccoli i temi della sostenibilità e della salvaguardia ambientale

18 ottobre 2018

di Redazione

I temi dell’inquinamento atmosferico, del cambiamento climatico, dei rifiuti e della difesa dell’ambiente sono in cima alle preoccupazioni dei cittadini europei. Un dato, questo, che si evince anche dal sondaggio sulla sostenibilità europea, che ha coinvolto 28 Paesi dell’Unione.

Se la sensibilità nei confronti dell’ambiente si è fatta strada già a partire dalla metà del XX secolo, è nel corso degli ultimi decenni che i temi dell’educazione e della sostenibilità ambientale – inizialmente dibattuti solo da pochi ecologisti – sono diventati patrimonio di tutti, in grado di determinare le scelte dei consumatori, gli investimenti economici e le politiche pubbliche.

La più recente occasione in cui a livello planetario è stata ribadita la centralità di queste tematiche risale al 2015 ed è l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che fissa 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030, tra cui l’eliminazione della fame e della povertà e il contrasto al cambiamento climatico per la prosperità delle persone e del pianeta.

A seguito dell’adesione all’Agenda 2030, nel 2015 l’Italia ha introdotto per la prima volta l’educazione ambientale nei programmi scolastici. L’obiettivo, espresso nelle Linee Guida Educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente e da quello dell’Istruzione, è far nascere ed educare «una generazione che nella quotidianità dei comportamenti trova già come prospettiva naturale il rispetto dell’ambiente in cui vive». Non solo nativi digitali, quindi, ma anche “nativi ambientali”.

La Carta nazionale sull’educazione ambientale e lo sviluppo sostenibile firmata dai due ministeri nel 2016 individua dodici temi chiave che vanno dalla biodiversità alla mobilità sostenibile, dalla lotta al cambiamento climatico all’apporto del digitale e della comunicazione. E attribuisce all’educazione ambientale cinque compiti specifici: recuperare il rapporto con l’ambiente, comprendere la complessità delle sfide globali, stimolare scelte consapevoli, riscoprire “il senso del limite” delle risorse a disposizione, imparare a valutare criticamente le informazioni e i comportamenti.

Un percorso che inizia nella scuola ma che – almeno questo è l’obiettivo – dura tutta la vita. A partire dalla scuola dell’infanzia e fino a quella secondaria si scoprono le interconnessioni tra i temi ambientali e le dinamiche economiche e sociali. I programmi scolastici non prevedono lezioni frontali – o non solo – ma laboratori ed esperienze sul campo. Insomma, non una materia in più, con libri e quaderni, ma un approccio, un modo di affrontare le materie “tradizionali” con un occhio allo sviluppo sostenibile.

E la scuola ha preso molto sul serio l’educazione ambientale: almeno così sembra guardando le numerose iniziative e i tanti programmi messi a punto dagli uffici scolastici regionali e dai singoli istituti. Si comincia con l’educazione al riciclo e al riuso nella scuola materna, si prosegue con la cura di piccoli orti e la scoperta della rete di organizzazioni ed enti che tutelano l’ambiente nel territorio circostante alla scuola primaria, fino allo studio delle energie rinnovabili, alla definizione di percorsi di stage e all’orientamento verso i cosiddetti green jobs, cioè quei lavori che contribuiscono a preservare o a restaurare la qualità ambientale,per gli studenti più grandi.

Ma oltre alla scuola ci sono associazioni, istituzioni e imprese che hanno deciso di puntare sull’educazione ambientale con un occhio rivolto ai più giovani.

Green Cross Italia Ong-Onlus, per esempio, organizza, sotto il patrocinio di Camera, Senato e Miur, il concorso Immagini per la Terra che da venticinque anni porta nelle scuole di ogni ordine e grado i temi dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile. Ogni anno chiede ai partecipanti di affrontare un argomento – nell’edizione 2017-2018 era l’energia – e di progettare un percorso didattico specifico.

A seguito dell’adesione all’Agenda 2030, nel 2015 l’Italia ha introdotto per la prima volta l’educazione ambientale nei programmi scolastici.

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E poi, ci sono tantissimi film con un’anima ecologista che possono stimolare l’interesse dei più piccoli. A partire dai film di animazione di Hayao Miyazaki: che si tratti di oceani in ebollizione come in Ponyo sulla scogliera o di mondi post-apocalittici come in Nausicaa dalla Valle del vento, la tematica ambientalista ricorre in tutti i film del regista giapponese. Quello in cui lo scontro tra uomo e natura appare più evidente è Principessa Mononoke, in cui la giovane protagonista protetta dallo spirito della natura combatte contro la padrona della Città del Ferro che ha bisogno delle materie del bosco.

L’uomo che piantava gli alberi è sia un cortometraggio sia un libro, scritto da Jean Giono, che racconta la storia di un pastore che, in una valle deserta delle Alpi francesi, decide di piantare giorno dopo giorno migliaia di ghiande che attecchiscono e trasformano la valle deserta in una foresta di querce che si popola di animali e di uomini. Un racconto allegorico sull’importanza dei piccoli gesti che aiutano a prendersi cura dell’ambiente e a vivere meglio.

È poi affollatissimo lo scaffale dei manuali. In particolare, quelli dedicati al riuso e riciclo, strategia che – si sa – dà una mano all’ambiente e una al bilancio familiare.

Ecco, quindi, Ricicla e suona, che insegna a costruire 14 strumenti musicali con cartoni da imballaggio, tappi di sughero, vecchi pennarelli, gusci di noci e conchiglie. Insomma, tutto quello che fino ad ora pensavate non servisse più e volevate buttare.

Ecoesploratori, invece, invita a passare all’azione. È vero, il mondo è pieno di immondizia, i disastri ecologici, gli incendi e le foreste distrutte occupano i telegiornali, ma perché ci sono questi problemi? E cosa possiamo fare noi per migliorare questa situazione? Questo libro suggerisce attività e progetti per trasformarci in arguti esploratori, in artigiani innovativi e in audaci sognatori per rendere il nostro pianeta un posto migliore.

Torino ospita due musei dedicati all’ambiente. Uno è il Museo A come Ambiente, che da oltre dieci anni diffonde l’educazione ambientale attraverso i laboratori, i percorsi didattici e le mostre. Qui fino al 13 gennaio 2019 è possibile visitare la mostra Out to Sea? The Plastic Garbage Project, dedicata all’inquinamento da plastica che danneggia interi ecosistemi marini. L’altro è il Museo della Frutta, con la sua sorprendente collezione di frutti artificiali. Chi immaginerebbe, infatti, che potessero esistere 50 varietà di patate? E che le mele fossero di 286 varietà? E 490 i tipi di pere? È un viaggio nella biodiversità e anche un salto indietro nel tempo, alla scoperta di come si faceva ricerca ambientale nella seconda metà dell’Ottocento.

Difendere l’ambiente a volte vuol dire contrastare veri e propri crimini, come il commercio illegale di animali e piante, le discariche abusive, il bracconaggio, gli incendi boschivi. Per scoprire quali strumenti e metodi usano le forze dell’ordine in questo ambito, al Bioparco di Roma c’è il Museo Ambiente e Crimine (Macri).

Ma non basta: siccome i nativi ambientali di domani sono i nativi digitali di oggi, c’è chi ha pensato di utilizzare proprio le nuove tecnologie – in particolare le app – per fare educazione ambientale. È, per esempio, il caso del Centro Epson Meteo che ha creato MeteoHeroes, app per bambini dai quattro ai dieci anni, e i suoi sei supereroi che lottano contro le cattive abitudini ambientali; o di Toca Nature che permette di costruire ecosistemi e habitat virtuali da popolare con piante e animali adatti. Arpa Lombardia e Fondazione Lombardia per l’Ambiente, invece, hanno realizzato una serie di quattro libretti dedicati ad alimentazione, acqua, aria e rifiuti, rivolti ai bambini della scuola primaria. Fanno parte della collana AmbientAMOci e accanto a ciascun libretto è disponibile un’app con contenuti aggiuntivi.

Insomma, con le app iniziare a prendersi cura dell’ambiente è semplice, anche se niente è più efficace che alzare lo sguardo e osservare quello che abbiamo intorno.

 

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Difendere l’ambiente a volte vuol dire contrastare veri e propri crimini, come il commercio illegale di animali e piante, le discariche abusive, il bracconaggio, gli incendi boschivi.

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