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I soldi fanno la felicità?

Cosa pensano i bambini sul legame tra denaro e gratificazione personale

14 giugno 2018

di Emanuela Rinaldi

Educare al potere: perché è difficile parlare del rapporto tra denaro e felicità

I soldi fanno la felicità? Dalle interviste raccolte negli anni durante il mio lavoro, ho notato che a volte per i genitori è difficile rispondere a questa domanda. Alcuni temono che un eccesso di “buonismo” (“No. I soldi non fanno la felicità’”) renda i figli impreparati alla realtà che li circonderà al di fuori delle mura di casa (specialmente i figli maschi). Allo stesso tempo, un secco “sì”, turba altri genitori che temono di incoraggiare nei figli un atteggiamento eccessivamente materialista o comunque troppo legato alla ricerca ossessiva dei soldi.

Diversamente dai secoli passati, in cui il concetto di infanzia come fase della vita da tutelare non esisteva affatto, e i bambini erano rappresentati soprattutto come “forza lavoro”, i minori nelle società occidentali di oggi sono considerati consumatori, importanti per il mercato, “oggetto” di investimento economico e affettivo rilevante dei genitori. Bambini e bambine vivono in una società dove i media(e tramite essi il marketing) evidenziano con molta insistenza il (presunto) legame tra l’avere prodotti, servizi, accesso a esperienze gratificanti e la felicità (dalla gita a Disneyland alla Play Station, dalla macchina di lusso alla crociera al mare). Lo fa la pubblicità (“Ti piace vincere facile?”), lo fanno alcune fiabe (l’eroe che trova il tesoro e si riscatta), le serie tv o i reality (i protagonisti che vincono il concorso musicale e con esso un contratto per produrre un disco e, presumibilmente, guadagnare molti soldi). Per questo motivo, come mi raccontava un papà in un’intervista tempo fa, “forse non vorrei dirlo così a mio figlio, ma in effetti un po’ lo penso. I soldi non fanno la felicità, ma aiutano. Parecchio”. Il padre esplicitava un dilemma che si riconduce al valore ambivalente che il denaro ha acquisito nella nostra società, di “mezzo” ma anche di “fine”, di elemento positivo (il denaro per stare meglio) ma allo stesso tempo negativo (molte persone scelgono di fare del male a causa del denaro).

Il sociologo norvegese Jon Elster sostiene che il denaro è una risorsa estremamente forte nella società occidentale contemporanea perché rappresenta una riserva di potere che può essere utilizzata in contesti molto diversi, anche lontani dalla famiglia, e non sempre controllabili dai genitori. E come ogni forma di potere, il denaro esercita timore e ammirazione allo stesso tempo. Ad esempio, nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta si manifesta, da un lato, il ruolo del denaro come strumento di emancipazione, utile a ridurre i vincoli di dipendenza dell’individuo e delle sue scelte dalla famiglia: come quando l’adolescente guadagna, tramite lavoretti о mance, spazi di autonomia nella gestione del sé e dei propri consumi. Dall’altro, emerge il ruolo del denaro come strumento di relazionalità, cioè un elemento che crea fiducia e rafforza il legame con la comunità di appartenenza: l’adolescente che riceve un aiuto economico da parte della famiglia di origine fino ed oltre al raggiungimento dei 18 anni.

Parlare di denaro ai minori non è dunque facile, perché il denaro è uno strumento molto potente e ambivalente. Educare al denaro significa educare al potere. E questo può spaventare gli adulti. Specialmente se si tratta di esplicitare il legame tra denaro, felicità e società.

Ma, come vedremo, i bambini in Italia hanno una rappresentazione del legame tra denaro e felicità decisamente “più adeguata” ai risultati delle ricerche scientifiche su questo tema rispetto a quella degli adulti.

 

Cosa pensano i bambini del legame tra soldi e felicità?

“I soldi fanno la felicità?” Cosa ne pensano i bambini? Per rispondere a questa domanda è utile partire dai dati emersi da una ricerca che ho da poco diretto, promossa dall’Università degli Studi di Udine, con il sostegno di Orizzonti TV e altri enti, nell’ambito del progetto di educazione finanziaria “La torta dell’economia. Un progetto per educare al risparmio, al dono, alla progettualità e alla solidarietà”. La ricerca ha coinvolto più di 1.200 studenti delle scuole primarie (di otto, nove e dieci anni) in diverse regioni d’Italia,

Dai dati della tabella qui in basso, possiamo notare che rispetto all’affermazione “i soldi sono una cosa importantissima” vi sono due posizioni polarizzate in modo abbastanza distinto. L’affermazione, infatti, viene dichiarata “completamente vera” dal 26% del campione e “abbastanza vera” dal 33%, mentre “completamente falsa” o “abbastanza falsa” dal 38%. Decisamente residuali sono i “non so”, 3%: i bambini hanno infatti opinioni già abbastanza definite sull’argomento. Questo perché sono abituati a familiarizzare con il denaromolto precocemente durante l’infanzia (guardando i genitori nei negozi, la tv, internet…) e in situazioni nelle quali il denaro viene rappresentato come un elemento fondamentale per accedere a diversi beni e servizi.

Come ogni forma di potere, il denaro esercita timore e ammirazione allo stesso tempo.

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Opinioni sul denaro. % di riga (base minima N: 1.094 soggetti)

Una polarizzazione tra le risposte si ritrova anche nelle opinioni sull’associazione tra denaro e possibilità di comperare tutto: “completamente vera + abbastanza vera” = 56%, completamente falsa + abbastanza falsa” = 39%. Il “tutto” viene descritto dai bambini come “giochi, prodotti, vestiti, attrezzi, casa…”

Rispetto a “i soldi fanno la felicità”, invece, le posizioni sono diverse: quasi il 70% degli studenti si dichiara completamente in disaccordo. Cosa ci dicono queste risposte? Che i bambini sembrano consapevoli di vivere in un contesto dove al denaro viene attribuita una grande importanza sociale, così come la possibilità di comprare tante cose o addirittura tutte, ma meno di un terzo pensa che esso sia un elemento utile a raggiungere la felicità. Dalle indagini qualitative, emerge infatti come i bambini spesso associno l’idea di felicità ai seguenti aspetti:

  • avere una famiglia che ti vuole bene;
  • avere dei buoni amici;
  • giocare;
  • poter passare il tempo con gli amici e con le persone a cui vuoi bene;

coerentemente con diversi studi sul benessere e sulla felicità. Di fatto, il 76% dei bambini assegna più importanza all’aspetto autorealizzativo del lavoro (“fare un lavoro che piace…”) rispetto a quello economico (“…anche se non si guadagnano tanti soldi” ).

 

Con i soldi si possono trovare veri amici?

L’82% dei bambini crede che la frase “con i soldi si possono trovare nuovi amici” sia completamente falsa. Questo ci fa capire come per loro ci sia una separazione chiara tra le logiche dell’amicizia e quelle che regolano l’azione del denaro. In una scuola primaria in provincia di Udine abbiamo di recente discusso la frase “chi trova un amico, trova un tesoro”: i bambini concordano con il detto, e riconducono il “valore” degli amici al supporto emotivo (gli amici veri sono preziosi, ti aiutano quando sei triste, ti consolano, non ti tradiscono…) ma anche materiale (ti aiutano quando sei in difficoltà, ti prestano le matite quando le dimentichi a casa, giocano con te). I bambini affermano che per trovare i nuovi amici il denaro non serve affatto, ma servono qualità morali (essere leale, mantenere i segreti, non tradire, essere disponibili, essere generosi).

 

I bambini insegnano ai genitori

In conclusione, la ricerca mostra come i bambini in Italia ad oggi siano consapevoli dell’importanza del denaro come strumento per accedere a beni e servizi, ma molti di loro non associano l’avere tanti soldi alla felicità. Inoltre, diversi studi indicano che l’utilizzo del denaro per gli altri (il dono, la solidarietà), contribuisce ad aumentare la felicità dell’individuo. Gli adulti dovrebbero quindi considerarsi come co-learners (co-apprendisti) insieme ai figli, e non solo “esperti” o “fonti che danno informazioni ai figli”, coerentemente con una visione circolare del processo educativo, all’interno della quale tutti gli attori convolti (ad esempio genitori, figli, insegnanti) apprendono e modificano il loro sapere grazie all’ascolto degli altri.

 

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L’utilizzo del denaro per gli altri (il dono, la solidarietà), contribuisce ad aumentare la felicità dell’individuo

Emanuela Rinaldi