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Il primo giorno di scuola

Un momento emozionante e delicato da vivere insieme

06 settembre 2018

di Redazione

L’emozione del primo giorno

Sono cambiate molte cose da allora. È cambiato persino il nome della scuola, anche se per tutti si chiama ancora scuola elementare. Non saranno più le tradizionali macchine fotografiche, ma le fotocamere digitali o – più facilmente – gli smartphone a immortalare il primo giorno di scuola degli oltre cinquecentomila bambini nati nel 2012 (a cui va aggiunto il numero dei bambini anticipatari, i cosiddetti “primini”) che quest’anno fanno il loro ingresso nella scuola primaria.

L’emozione resta però la stessa. I primi a viverla sono i bambini della provincia autonoma di Bolzano, il 5 settembre; gli ultimi quelli della Puglia, che sentiranno suonare la campanella per la prima volta il 20 settembre.

Un giorno speciale, ricco di emozioni: la gioia della scoperta mista al timore per la novità, la felicità di incontrare nuovi amici, l’orgoglio di iniziare un percorso in cui imparare tante cose nuove e “diventare grandi”.

E sarà un giorno ricco di emozioni anche per i genitori: un po’ di malinconia, che si presenta ogni volta in cui il proprio figlio compie un passo simbolico che lo rende un po’ meno bambino e un po’ più adulto, ma anche tanta felicità per le nuove esperienze che vivrà e per il suo percorso di crescita.

 

Un momento delicato

L’ingresso nella scuola primaria segna un momento delicato per il bambino. Giunto a sei anni, abbandona ciò che conosce per qualcosa che all’inizio appare del tutto ignoto. Lascia un ambiente – la scuola materna – in cui si muove a suo agio e che lo rassicura; lascia gran parte delle relazioni che ha costruito con i suoi compagni; chiude il rapporto con le maestre che fino a quel momento hanno rappresentato le sue figure di riferimento. Alla scuola elementare, invece, dovrà imparare a costruire daccapo le relazioni, a individuare nuove figure di riferimento e ad entrare in rapporto con loro; dovrà adattarsi a spazi, orari e attività diversi e anche a rispondere alle sollecitazioni degli insegnanti.

Vero è che i bambini hanno notevoli risorse e in poco tempo si adattano alla nuova routine, individuano le figure di riferimento e ben presto trovano nuovi amici con cui affrontare compiti e condividere giochi.

Può succedere, però, che qualcuno di loro incontri delle difficoltà e fatichi a gestire emotivamente questo importante passaggio, e dunque che in coincidenza dell’inizio della scuola faccia qualcosa che fino a poche settimane prima non faceva. Per esempio, che si svegli di notte, oppure che ricominci a fare la pipì a letto, o che manifesti piccoli tic nervosi, come lo strizzare ripetutamente gli occhi.

Questi segnali di regressione, secondo gli esperti, sono piccoli campanelli d’allarme per i genitori e sono indice di un disagio, anche se non rappresentano nulla di cui preoccuparsi dal punto di vista della salute e dello sviluppo. Sono tutte manifestazioni che si risolvono da sole quando il bambino prende confidenza con la nuova esperienza, però è fondamentale che i genitori sappiano coglierli senza sminuirli: fingere che il risveglio sia stato a causa di un incubo, che quel tic sia un capriccio, che la pipì nel letto sia dovuta a pigrizia; che, insomma, non sia successo nulla, può far credere al bambino che i genitori non tengano nella giusta considerazione le sue emozioni.

Può succedere che qualcuno incontri delle difficoltà e fatichi a gestire emotivamente questo importante passaggio

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E il primo giorno dei genitori?

Ai grandi serve molta pazienza in questa fase, in cui conta molto una comunicazione corretta con il bambino. Riempirlo di domande appena uscito da scuola, per esempio, potrebbe avere l’effetto di trasmettere l’ansia che, in realtà, è dell’adulto. Molto meglio un approccio tranquillo, che gli lasci lo spazio di esprimersi secondo i suoi tempi e le sue modalità. In questo caso “ti andrebbe di raccontarmi com’è andata la tua giornata?”, magari facendo una passeggiata all’aria aperta, potrebbe essere un approccio migliore. Ma anche mostrarsi aperti, per esempio raccontando com’è stato il proprio primo giorno di scuola, quali emozioni lo hanno accompagnato, se era più forte la gioia o il timore, raccontare come sono state superate le paure e avere un atteggiamento di tranquillità e di fiducia nelle capacità del proprio bambino aiuta. Perché i più piccoli assorbono molto dall’ambiente esterno e un clima sereno in famiglia e attento alle sue esigenze fa sentire i suoi effetti non solo nel primo periodo della scuola primaria ma, a lungo andare, sull’intera vita scolastica.

Tutto questo conferma che il passaggio dalla scuola materna alla primaria è emotivamente impegnativo non solo per i bambini ma anche per gli adulti, spesso ansiosi e tesi: chi pensa che suo figlio non sia abbastanza pronto o autonomo; chi ha vissuto su di sé il trauma del passaggio dalla materna all’elementare e lo rivive attraverso il figlio; chi fa troppi confronti e si sente in competizione anche in queste occasioni. Il bambino percepisce l’ansia intorno a sé. In questo caso ai “grandi” può essere utile confrontarsi con altri genitori e con gli insegnanti.

 

Gli aiuti “dall’esterno”

Sono ormai sempre più frequenti i programmi di continuità educativa, che permettono di collegare l’esperienza scolastica precedente a quella successiva. Numerosi istituti programmano percorsi pedagogici che permettono ai bambini che frequentano l’ultimo anno della scuola materna di “prendere confidenza” con le attività, gli ambienti e gli insegnanti della scuola primaria. Lo scopo è predisporre un passaggio dolce ed evitare che la nuova esperienza sia vissuta come una cesura netta e traumatica.

È un consiglio ragionevole anche in assenza di programmi di continuità: prima del reale impatto a settembre, far conoscere in anticipo gli ambienti, predisporre qualche attività propedeutica all’inserimento e, laddove vi sia la disponibilità, portare il bambino a conoscere gli insegnanti lo aiuterà a farsi un’idea più precisa della realtà che dovrà cominciare a frequentare da settembre.

E un aiuto per prepararsi all’“ora X” arriva anche dalla lettura di qualche libro. Tra i tanti, eccone alcuni che aiutano ad affrontare emozioni legate ai primi giorni di scuola e ad attivare strategie contro ansia, paure e difficoltà.

La casa editrice Erickson propone schede e attività per allenare le competenze di base (uditivo-visiva, linguistico-semantiche e grafomotorie) nel libro Pronti per la scuola primaria e una serie di giochi su attenzione, logica, linguaggio, pregrafismo, spazio e tempo in Sviluppare i prerequisiti per la scuola primaria.

Anselmo va a scuola, della casa editrice Topipittori, è un libro dedicato alle paure che – sorpresa! – non provano solo i bambini, ma anche animali, banchi, lettere, numeri e oggetti che vivono dentro alla scuola. Un libro che insegna a comunicare le emozioni, a prenderne consapevolezza e a trovare la calma.

Allo stesso tema è dedicato anche Matilde ha una fifa blu… della scuola!, di Valentina Edizioni.

E la scuola vissuta dalla parte della maestra? La racconta La maestra è un capitano, Coccole Books, che parla proprio di loro: i temutissimi insegnanti. La storia racconta la vita di una umanissima insegnante alle prese, oltre che con l’insegnamento, con gli impegni di tutti i giorni con un approccio sorprendente ai suoi studenti. Un libro che avvicina e fa conoscere ai bambini la figura dell’insegnante.

 

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Il passaggio dalla scuola materna alla primaria è emotivamente impegnativo non solo per i bambini ma anche per gli adulti

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