scuola_digitale_desk_ok scuola_digitale_mobile

La scuola digitale

Come cambia l’apprendimento con gli strumenti digitali e perché la tecnologia non dovrebbe fare (troppa) paura.

30 luglio 2018

di Redazione

Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha modificato il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci. Se molti hanno scoperto internet, tablet e smartphone in età adulta, diversa è la condizione dei cosiddetti “nativi digitali”, ossia di coloro che sono nati e cresciuti in un mondo già iperconnesso. Agli appartenenti alla IGeneration – che comprende i nati tra la metà degli anni ’90 e il 2010 –, inoltre, l’era digitale ha offerto anche nuovi strumenti tecnologici da usare in classe, rivoluzionando i concetti di apprendimento e didattica.

Per indicare questo cambio di paradigma in ambito educativo, già da alcuni anni si è cominciato a parlare di scuola digitale. Come spesso accade davanti alle novità, tuttavia, alle voci che appoggiano la svolta tecnologica si accompagnano critiche e timori di quanti intravedono un rischio per l’apprendimento e le abilità sociali dei propri figli. Ma cos’è la scuola digitale e perché può essere un modello utile?

 

La didattica digitale e i suoi strumenti

Un chiarimento, prima di tutto. La scuola digitale non ha nulla a che vedere con i corsi on-line o con la futuristica sostituzione degli insegnanti con computer capaci di insegnare ai bambini a leggere, scrivere e contare. Con l’espressione “scuola digitale”, al contrario, ci si riferisce a una scuola in cui le attività educative si sviluppano in ambienti virtuali oltre che fisici e che affianca ai tradizionali strumenti didattici anche strumenti digitali. Niente ragazzi isolati di fronte a un computer, dunque.

Accanto a tradizionali penne e libri, la didattica digitale sfrutta quindi la connessione alla rete, tablet, smartphone, pc, cloud (archivi on-line) e strumenti come lavagne interattive multimediali (LIM), registri elettronici, proiettori interattivi libri di testo digitali. L’obiettivo? Lo sviluppo di una didattica digitale che permetta il passaggio da un processo di insegnamento frontale basato sulla centralità del docente a una didattica che promuova il ruolo attivo degli studenti e la loro capacità di acquisire contenuti attraverso diverse fonti.

Ma com’è la situazione di fatto della scuola italiana?

 

I numeri della tecnologia nelle classi italiane

L’ultima analisi presentata dal MIUR e relativa all’anno scolastico 2014/2015 mostra che in Italia il 70% delle aule è connessa in rete, mentre il 41,9% è dotata di LIM e il 6,1% di proiettore interattivo. Sommando le dotazioni di aule, laboratori e biblioteche scolastiche, la stima generale indica che sono circa 1.300.000 gli strumenti tecnologici nelle scuole.

Per quanto riguarda l’adozione di libri digitali, solo l’1,1% delle scuole secondarie di II grado si affidano esclusivamente a questo strumento, mentre il 63,9% lo affianca al cartaceo (le percentuali nella secondaria di I grado sono: 0,7% e 66,1%).

Anche le competenze tecnologiche degli studenti italiani non eccellono. L’Italia è infatti venticinquesima in Europa per numero di utenti Internet (59%) e ventitreesima per competenze digitali di base (47%). Infine, i dati dell’indagine OCSE TALIS 2013 vedono l’Italia al primo posto per necessità di formazione dei propri docenti: almeno il 36% ha infatti dichiarato di non essere sufficientemente preparato per la didattica digitale, a fronte di una media europea del 17%.

La scuola digitale non ha nulla a che vedere con i corsi on-line o con la futuristica sostituzione degli insegnanti con computer

scuola_digitale_post

Vantaggi e svantaggi della tecnologia a scuola

Gli argomenti che depongono a favore e contro l’uso dei dispositivi in ambito educativo sono collegati alla qualità delle esperienze che gli studenti fanno e al loro valore per il loro sviluppo cognitivo e socio-emotivo.

I sostenitori della scuola digitale sottolineano la capacità della tecnologia di creare forme di apprendimento interessanti e personalizzabili. L’uso di dispositivi a cui i ragazzi sono già abituati li aiuterebbe inoltre a stimolare la motivazione grazie all’accesso a contenuti sempre aggiornati, aiutando anche l’apprendimento di studenti con livelli di preparazione differenti.

Non mancano tuttavia le argomentazioni contrarie. I maggiori timori davanti all’ingresso della tecnologia in aula sembrano legati al rischio di isolamento degli studenti, alla distrazione che i dispositivi elettronici possono causare e ai contenuti pericolosi in cui è possibile imbattersi in rete. Come decidersi allora?

Come spesso accade con questioni complesse, la soluzione sembra stare nel mezzo. Stando ai dati Ocse, infatti, se è vero che un suo uso eccessivo delle tecnologie limita la capacità degli studenti di acquisire nuove nozioni, un loro uso moderato aiuta l’apprendimento in maniera considerevole. Le analisi condotte da Marco Gui, ricercatore presso L’Università di Milano Bicocca, confermano questi risultati mostrando che «al crescere della frequenza d’uso della rete l’apprendimento cresce fino a un certo livello, per poi scendere nuovamente e diventare molto basso in corrispondenza degli usi molto frequenti».

La conclusione da trarre sembra essere dunque quella di un uso contenuto e ragionevole della tecnologia in classe.

 

Insegnamento digitale: perché serve il giusto equilibrio

Limitare l’accesso e l’uso delle tecnologie a chi, nel mondo digitale, ci è nato è un po’ come remare contro corrente. Nel bilanciare vantaggi e svantaggi degli strumenti digitali a scuola è dunque importante trovare un giusto equilibrio. A questo scopo, è fondamentale ricordarsi che la tecnologia è un mezzo, non un fine. Bisogna chiedersi prima di tutto quale sia il fine dell’istruzione e, solo in seguito, capire se e come la tecnologia aiuti a realizzarlo. Da sempre, l’obiettivo dell’educazione è quello di trasmettere conoscenze che contribuiscano alla crescita e allo sviluppo di persone responsabili e capaci di agire nel mondo attraverso gli strumenti che questo mette loro a disposizione.

In questo senso, l’educazione ha da sempre utilizzato strumenti differenti. Si impara ascoltando, leggendo, recitando una poesia a memoria o trascrivendo un dettato. Ma si impara anche osservando gli adulti, replicandone i gesti e mettendo in pratica ciò che si è prima osservato. Oggi, sono la tecnologia e i mezzi digitali ad offrire nuove modalità di apprendimento. Si tratta di strumenti nuovi e tutti da scoprire – certo –, ma non bisogna dimenticare che c’è stato un tempo in cui ad essere innovativi erano penne a sfera, lavagne in ardesia e calcolatrici.

 

L’importante ruolo degli insegnanti

Tutto ciò che può assecondare l’innata curiosità dei più piccoli e aiutarli ad apprendere dovrebbe dunque essere considerato una risorsa negli ambienti dedicati al loro sviluppo. Con un’avvertenza: il ruolo di insegnanti, educatori e genitori rimane quello di guidare bambini e ragazzi anche nell’esplorazione del mondo digitale e delle sue infinite possibilità.

A questo proposito, la ricerca condotta sulle scuole che hanno aderito al progetto ImparaDigitale promosso dall’Università Bocconi mostra che gli studenti attribuiscono grandissima importanza all’incoraggiamento e al supporto ricevuto dai docenti nell’educazione digitale. A fare la differenza, quindi, è proprio la preparazione dei docenti e la loro capacità di motivare gli studenti.

Ben vengano dunque gli strumenti digitali, se si è capaci di trarre da essi benefici e assistenza in quella complessa missione che è l’insegnamento. Non bisogna dimenticare, inoltre, che aiutando bambini e ragazzi a sviluppare conoscenze e competenze attraverso nuovi dispositivi anche agli adulti sarà data una grande opportunità: continuare ad imparare – perché no – proprio da coloro a cui si pensa solo di insegnare.

 

Ti è piaciuto l’articolo? Allora condividilo sui tuoi canali social.

Bisogna chiedersi prima di tutto quale sia il fine dell’istruzione e, solo in seguito, capire se e come la tecnologia aiuti a realizzarlo.

Redazione