maternita_lavoro_desk maternita_lavoro_mobile

Maternità e lavoro

I diritti delle mamme lavoratrici dalla gravidanza fino ai primi anni di vita

07 giugno 2018

di Redazione

Appena scopre di essere incinta o anche prima di programmare una gravidanza, una donna lavoratrice sa di avere dei diritti. Spesso, però, questi momenti coincidono con una certa confusione. Cosa occorre fare esattamente? A chi e quando bisogna fare domanda per ottenere il congedo di maternità? A quanti mesi di congedo si ha diritto?

Poiché essere preparate aiuta a vivere la gravidanza con maggiore serenità, in questo articolo troverete le risposte a queste e ad altre domande.

 

Licenziamento e lavori pericolosi in gravidanza

Innanzitutto occorre sapere – può sembrare scontato ma per molti non lo è – che non è possibile essere licenziate durante la gravidanza: il decreto legislativo 151/2001, infatti, tutela le donne che stanno per diventare madri e il loro bambino, impedendo il licenziamento dall’inizio della gestazione e fino a quando il nascituro avrà compiuto un anno di età. Questo diritto è valido anche nel caso in cui il datore di lavoro, al momento del licenziamento, non sia a conoscenza della gestazione in corso della propria dipendente.

La legge tutela anche la sicurezza e la salute delle lavoratrici in gravidanza, impedendo che la futura mamma sia impiegata nel trasporto e sollevamento di pesi, in lavori pericolosi, faticosi e insalubri e prescrivendo che la lavoratrice in gravidanza siano affidate altre mansioni, mantenendo la qualifica e la retribuzione precedenti o anche aumentandole in caso di qualifica superiore. Le donne in maternità non possono inoltre lavorare dalle ore 24 alle 6 del mattino, e questo fino al compimento di un anno di età del bambino.

 

Il congedo di maternità obbligatorio

Il diritto più noto quando si parla di gravidanza, tuttavia, è il congedo di maternità obbligatorio, chiamato anche “astensione obbligatoria”, valido anche nel caso di adozioni o affidamenti nazionali e internazionali. Si tratta di cinque mesi garantiti a tutte le donne che stanno per avere un figlio, e che generalmente iniziano due mesi prima del parto e terminano tre mesi dopo. Se il medico che segue la gravidanza è d’accordo e attesta la buona salute della lavoratrice, è possibile anche lavorare fino all’ottavo mese (compreso) ed estendere così il congedo al quarto mese di vita del bambino. Mentre se la donna svolge lavori pericolosi e insalubri per cui non è possibile un cambio di mansione, o se insorgono complicazioni durante la gravidanza, è possibile usufruire di un congedo anticipato. E lo stipendio? Durante il congedo di maternità va dall’80% al 100% dell’ultima busta paga ricevuta.

L’unica categoria per la quale il congedo di maternità non è obbligatorio è quella che comprende le lavoratrici autonome – come artigiane, commercianti, imprenditrici agricole professionali, coltivatrici dirette – che possono anche decidere di continuare a lavorare.

 

Quali diritti hanno i papà a cui nasce un figlio?

Anche i padri hanno diritto un congedo obbligatorio retribuito al 100%: questo periodo, però, è di soli due giorni. Possono averne anche altri due in aggiunta, ma solo se la mamma li sottrae al proprio congedo. Ci sono però anche situazioni in cui è il padre a usufruire del congedo di maternità. Per esempio nell’eventualità di morte o grave infermità della madre, o se il bambino viene adottato e la madre rinuncia al congedo. Infine, in caso di abbandono da parte della madre o di affidamento esclusivo al padre, quest’ultimo può godere del congedo, e può farlo anche se la madre non è una lavoratrice.

 

Casi eccezionali

Un tema molto delicato è quello dell’interruzione di gravidanza. Nel caso in cui avvenga un aborto nei primi 180 giorni, l’assenza dal lavoro è considerata alla stregua del congedo per malattia. Se, invece, avviene un’interruzione di gravidanza dopo il centottantesimo giorno, questa è assimilata al parto e dà diritto al congedo per maternità. Le lavoratrici, però, possono decidere di tornare al lavoro, se il medico ne attesta la buona salute, dando al datore di lavoro un preavviso di dieci giorni.

Un’altra cosa che non tutti sanno è che se il neonato viene ricoverato, la madre può chiedere la sospensione del congedo di maternità pari al periodo di ricovero, una sola volta per ogni figlio.

 

Il diritto più noto quando si parla di gravidanza è il congedo di maternità obbligatorio, chiamato anche “astensione obbligatoria”.

maternita_lavoro_post

Il congedo facoltativo

Vi è poi il congedo facoltativo, detto anche “congedo parentale”: si tratta di un periodo di 6 mesi, retribuito con il 30% dello stipendio, che può essere utilizzato fino al sesto anno di età dalla madre o dal padre e che può essere esteso fino al dodicesimo anno di vita del bambino – ma in questo caso non viene retribuito.

 

Il periodo di allattamento e la malattia del bambino

Durante il primo anno di vita del bambino, la neomamma ha diritto anche a due pause giornaliere di un’ora per l’allattamento, oppure a una pausa di due ore. Nel caso di un lavoro part time che la impegni per meno di 6 ore giornaliere, questi permessi si dimezzano.

E se il bambino si ammala sia la mamma che il papà hanno diritto a un congedo che permetta loro di accudirlo, per tutti i giorni che servono se il bambino ha meno di tre anni, per cinque giorni al massimo se il bambino ha dai tre agli otto anni. Naturalmente, per ottenerlo è necessario presentare un certificato di malattia del bambino, rilasciato da un medico.

È importante sapere però che tali congedi non sono retribuiti né indennizzati dall’Inps, ma sono coperti dalla contribuzione figurativa: intera per le assenze fino ai tre anni di età del bambino e ridottacon possibilità di contribuzione volontaria, dai tre agli otto anni. Solamente nel pubblico impiego, fino ai tre anni del bambino, i primi 30 giorni di congedo sono interamente retribuiti, e nel settore privato a seconda del contratto collettivo nazionale.

 

Come e a chi presentare la domanda di maternità?

Presentare la domanda di maternità o paternità è molto semplice: basta rivolgersi all’Inps in uno di questi tre modi:

  • andando sul sito inps.it nella sezione servizi on line;
  • chiamando il numero del Contact Center integrato indicato sul sito;
  • rivolgendosi ai patronati.

Le lavoratrici dipendenti devono farlo prima dell’inizio del congedo di maternitàe comunicare la data di nascita del figlio e le sue generalità entro 30 giorni dal parto. Le lavoratrici autonome possono farlo anche dopo, ma in ogni caso non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile.

Dopo aver fatto domanda è necessario presentare, alla sede Inps competente, ancheilcertificato medico di gravidanza in forma cartacea.

 

Chi paga il congedo di maternità?

Per le lavoratrici dipendenti, l’indennità di maternità viene anticipata dal proprio datore di lavoro. Il pagamento è effettuato direttamente dall’Inps nei seguenti casi:

  • lavoratrici stagionali;
  • operaie agricole a tempo determinato;
  • lavoratrici dello spettacolo a tempo determinato/a prestazione;
  • lavoratrici domestiche;
  • lavoratrici socialmente utili;
  • lavoratrici cessate o sospese dall’attività lavorative;
  • lavoratrici che si trovano in cassa integrazione guadagni con pagamento diretto da parte dell’Inps;
  • lavoratrici iscritte alla gestione separata;
  • lavoratrici autonome.

E l’anzianità di servizio? Non è intaccata dal periodo di congedo per la maternità, così come tutto quello che ne deriva: la maturazione delle ferie, le mensilità aggiuntive, gli scatti di anzianità e le progressioni di carriera.

 

Ti è piaciuto l’articolo? Allora condividilo sui tuoi canali social.

Presentare la domanda di maternità o paternità è molto semplice: basta rivolgersi all’Inps.

Redazione