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Storia di Babbo Natale

Dal mondo antico alla realtà virtuale, come cambia e si rinnova la magia del Natale

20 dicembre 2018

di Redazione

Questa è una storia lunga quasi due millenni, che inizia con un vescovo greco nato intorno al 280 d.C. e termina, per ora, con un signorone allegro dalla lunga barba bianca, la veste rossa e l’accento yankee. Stiamo parlando di Babbo Natale, sì: ma in origine il suo nome era Nicola. San Nicola per la nomenclatura cristiana, vescovo di Myra, l’odierna Derme in Turchia, difensore della fede in anni di persecuzioni e che per questo fu più volte imprigionato. Non morì da martire, com’era frequente in quei tempi: pare, infatti, che si sia spento di vecchiaia il 6 dicembre di un anno imprecisato del IV secolo. Ma visse appieno la sua fede cattolica tanto da avere realizzato un paio di miracoli. Il primo – e più noto – a vantaggio delle figlie sventurate di un padre troppo indebitato, che aveva deciso di avviarle alla prostituzione per ripagare il debito. In quell’occasione Nicola intervenne donando a ciascuna delle ragazze un sacco d’oro (poi rievocato dalle palle dorate che si appendono agli alberi di Natale) ed evitando loro, così, il destino scelto dal loro infausto genitore.

Il secondo miracolo – la cui fama si diffuse intorno al 1200 – ha tinte degne della migliore serie thriller dei giorni nostri. L’oste di una locanda e sua moglie rimasero all’improvviso senza cibo. Si presentarono alla porta tre ragazzi e i due decisero di ucciderli e metterli in salamoia per servirli poi agli avventori. Appena terminata la preparazione, alla porta della locanda bussò Nicola chiedendo un piatto di carne. L’oste raccontò di esserne rimasto sprovvisto ma Nicola, insospettito, si fece accompagnare nella dispensa. Lì vide i tre ragazzi nei barattoli in salamoia e li resuscitò seduta stante.

Storie come queste resero molto popolare la figura di Nicola in tutta la cristianità e lo consacrarono protettore dei bambini.

Le guerre hanno avuto un ruolo importante nella trasformazione della figura di San Nicola. La prima guerra che ne modificò la percezione avvenne tra il VII e l’VIII secolo: Bizantini e Arabi si affrontarono in una battaglia navale proprio davanti alle coste dove sorgeva il santuario dedicato al santo. Da quel momento, Nicola divenne protettore anche dei marinai, e la sua fama viaggiò sulle rotte commerciali e militari dei Bizantini approdando sulle coste europee del Mediterraneo e da lì diffondendosi nell’Europa del Nord. Sono molte le professioni che tutt’oggi venerano Nicola come protettore, così come i Paesi e le città (da noi Bari). Ancora oggi il 6 dicembre – giorno della morte del santo – è la data in cui in molte città del Nord Italia, ma anche in Germania, Olanda e nei Paesi nordici, i bambini ricevono i doni.

A partire dal Cinquecento, però, la Riforma protestante abolì il culto dei santi nei Paesi dell’Europa del Nord. Fu così abolito il culto di San Nicola con il rischio di cancellare anche la tradizione dei doni ai bambini. Per scongiurare questo pericolo, in un primo momento, il compito fu affidato a Gesù Bambino. Ed ecco perché oggi per lo più i bambini ricevono i doni il 25 dicembre, giorno di Natale. Ma essendo Gesù un bambino, non era in grado di portare troppi doni e di minacciare i bambini cattivi. Furono così introdotte delle figure a metà tra il folletto e il demone, che fungessero da aiutanti e che conservarono nel nome il ricordo di San Nicola. È il caso di Ru-klaus (Nicola il Rozzo), Aschenklas (Nicola di cenere) o Pelznickel (Nicola il Peloso).

Quando gli immigrati nordeuropei partirono per il nuovo mondo, portarono con sé anche queste leggende, ed è proprio lì ma solo ai primi dell’Ottocento che il Natale, come festa di famiglia, e Santa Claus come dispensatore di doni, nacquero con i tratti che ancora oggi conosciamo.

Ancora oggi il 6 dicembre è la data in cui in molte città del Nord Italia, ma anche in Germania, Olanda e nei Paesi nordici, i bambini ricevono i doni

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A immaginare per primo Babbo Natale con la sua robusta corporatura e il vestito rosso bordato di pelliccia bianca fu Thomas Nast, un disegnatore e vignettista statunitense, che gli attribuì anche l’origine del Polo Nord e una slitta trainata dalle renne. Santa Claus perse così ogni collegamento con la figura di San Nicola, se non fosse per il nome che forse deriva dall’olandese Sinterklaas.

Nel 1930 la Coca-Cola usò Santa Claus come testimonial e l’illustratore Haddon Sundblom lo ritrasse con la sua corpulenza, il vestito rosso e la barba bianca che conosciamo oggi. Un’altra guerra, questa volta la Seconda guerra mondiale, fece compiere a Babbo Natale il viaggio di ritorno dagli Stati Uniti verso l’Europa e il suo mito si diffuse in tutto il mondo.

È questa l’ultima trasformazione di Babbo Natale? Sicuramente no, almeno a guardare quello che si muove su internet e nel digitale. Perché uno come Babbo Natale non poteva rimanere lontano da questo mondo, e in Rete c’è veramente l’imbarazzo della scelta, così come nei profili social: ma fate attenzione a sceglierli con cura. Senza la pretesa di essere esaustivi, ecco Santa Tracker di Google, il villaggio virtuale di Babbo Natale che permette, tra le molte attività, di creare il proprio elfo natalizio, incartare i regali, lanciarli con la fionda e correre con le renne. Norad Tracks Santa è un sito ma anche un’app che invita alla scoperta del Polo Nord, ma il meglio lo riserva per la vigilia, quando per tutta la notte seguirà il volo del carro trainato dalle renne intorno al mondo e permetterà di scoprire momento per momento a che punto è Babbo Natale con le consegne.

Portable North Pole, invece, è un’app attraverso cui Babbo Natale potrà chiamare i vostri bambini attraverso lo smartphone con messaggi personalizzati. All’app è legato anche un sito che nella sezione del Villaggio di Babbo Natale offre storie, attività, giochi e ricette per ricreare l’atmosfera delle feste e trascorrere un po’ di tempo insieme.

Un Babbo Natale un po’ speciale e per i più grandi, infine, è quello di Santa’s bag che non crea atmosfera e non fa doni, ma dà una mano a farli. Si tratta, infatti, di un’app che aiuta a pianificare i regali, permettendo di salvare la lista di persone a cui fare un regalo, di raccogliere le idee e di conservare i regali fatti negli anni passati, e soprattutto di fissare un budget di spesa sia individuale sia complessivo. Insomma, un’app che va forte proprio dove Babbo Natale è più bravo.

Dovremo quindi abituarci a un Babbo Natale sempre più digitale e un po’ più distante da quello della nostra infanzia? C’è chi vede in questa trasformazione l’ennesima prova che lo spirito del Natale si stia perdendo. Non era così anche quando Babbo Natale beveva Coca-Cola, simbolo del consumismo?

Eppure, nonostante tutte le trasformazioni, Babbo Natale è ancora tra noi e i bambini lo aspettano ogni notte di Natale. Perché non è quel (poco) che si lascia alle spalle a farcelo dimenticare. Non sono le sue estensioni digitali a farci dimenticare di preparare il bicchiere di latte caldo e i biscotti prima di andare a dormire quella notte.

Perché alla fine quello che tiene vivo Babbo Natale è la magia, che fa trovare il bicchiere vuoto per metà e le briciole di biscotto sul tavolo. La magia che, per una notte, fa sentire i bambini amati indistintamente e riporta gli adulti alla loro infanzia.

 

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Nonostante tutte le trasformazioni, Babbo Natale è ancora tra noi e i bambini lo aspettano ogni notte di Natale

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