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Studiare le STEM

La strada per le giovani generazioni e per il riscatto delle ragazze

27 dicembre 2018

di Redazione

Se state cercando di aiutare i vostri figli nella scelta dei migliori studi in termini di occupazione, crescita economica e apertura ai mercati esteri c’è una parola che non può esservi sfuggita: STEM. Acronimo inglese di Science, Technology, Engineering and Mathematics, le STEM sono le materie scientifiche oggetto dei corsi universitari a cui, già da diversi anni, le aziende guardano nella ricerca di futuri dipendenti. Se è vero che nel 2020 in Europa ci saranno circa 900 mila posti di lavoro solo nel settore computer science, la passione per scienza, tecnologia e matematica che i vostri figli stanno dimostrando merita di essere sostenuta. Se, inoltre, a condividere questa passione sono le ragazze sappiate che, contrariamente agli stereotipi in voga, è proprio questa la strada da intraprendere per raggiungere la parità di genere.

 

Le STEM in Italia

Il nostro è il millennio delle rivoluzioni tecnologiche e della digitalizzazione, un’epoca in cui i progressi scientifici si compiono quotidianamente con passi da gigante. Il mercato del lavoro europeo non è immune a questo cambio di paradigma e saranno proprio i laureati in discipline scientifiche a godere degli stipendi più alti. Ciò nonostante, l’Italia rimane un Paese di letterati e artisti. Lo studio Education at a Glance 2017 prodotto dall’OCSE mostra infatti che, con il 30%, l’Italia resta il Paese con il più alto numero di laureati nelle discipline umanistiche, contro la media OCSE del 20%. Sebbene le previsioni non sembrino smentire questa lunga tradizione, sulle STEM ci stiamo avvicinando agli standard internazionali. Tra i laureati nel nostro Paese, infatti, il 24% ha una laurea conseguita nel campo delle scienze, delle tecnologie, in ingegneria o in matematica. Un numero destinato a crescere se si considera che, nel solo 2015, il 25% delle lauree triennali ha riguardato le STEM. Nel nostro Paese, tuttavia, il problema è un altro: la maggior parte di coloro che scelgono indirizzi tecnico-scientifici è composta da uomini.

 

La disparità di genere dietro le STEM

Se state ancora pensando al giorno in cui il commesso del negozio di giocattoli ha detto a vostra figlia che quello che stava scegliendo era un “gioco da maschi”, è il momento di far vedere al mondo di che pasta è fatta. Soprattutto perché, purtroppo, i numeri parlano ancora troppo chiaro. Secondo la ricerca European Girls in STEMcondotta da Microsoft e dalla London School of Economics, solo il 12,6% delle ragazze italiane sceglie un percorso di studi legato alle STEM, mentre le occupate in settori legati all’ingegneria e in ambito ICT sono rispettivamente il 13,3% e il 6,4%. L’interesse delle ragazze italiane per le STEM comincia intorno agli undici anni, per poi calare drasticamente a diciassette, proprio nel momento cruciale per la scelta degli studi. Le ragioni sono diverse, ma ruotano tutte intorno allo stereotipoche si ripropone: le materie scientifiche sono cose da uomini.

Secondo Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda, inoltre, rispetto al 2008 il tasso di occupazione delle donne STEM è diminuito (-0,4%) a fronte di una crescita in tutti gli altri gruppi e, soprattutto, per gli uomini STEM (+2,3%). A quattro anni dalla laurea, inoltre, il 17% delle lavoratrici STEM è in part time, contro il 6% degli uomini, e il 20% di loro occupa posizioni per le quali ha una sovra-istruzione.

Acronimo inglese di Science, Technology, Engineering and Mathematics, le STEM sono le materie scientifiche oggetto dei corsi universitari a cui, già da diversi anni, le aziende guardano nella ricerca di futuri dipendenti

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I buoni modelli aiutano a perseguire l’obiettivo

Eppure, le donne che hanno contribuito con ruoli importanti a combattere i preconcetti e i cliché legati al connubio donna e scienza non sono poche, e le loro storie meritano di essere raccontate alle vostre figlie che sognano un futuro fatto di numeri, codici, calcoli e reazioni chimiche. Si va da Marie Curie, unica donna ad aver vinto sia un premio Nobel per la fisica che uno per la chimica, a Margaret Hamilton, informatica, ingegnere e imprenditrice statunitense che sviluppò il software di bordo per il programma Apollo. Tra le italiane, le note scienziate Margherita Hacke Rita Levi Montalcini hanno aperto la strada a Samantha Cristoforetti, l’aviatrice, ingegnere e astronauta militare italiana, che ha conseguito il record europeo e il record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo (199 giorni).

Raccontare le storie di queste donne e di tutte coloro che, ogni giorno, lavorano in ambiti scientifici è l’unico modo per cambiare la percezione distorta radicata nella nostra cultura. Secondo l’indagine di OpinionWay per Fondazione L’Oréal condotta in cinque Paesi europei tra cui l’Italia, infatti, solo il 10% degli intervistati pensa che le donne abbiano particolari attitudini per la scienza e il 67% è convinto che non abbiano le capacità necessarie per una carriera scientifica di alto livello. Nel nostro Paese il pregiudizio è superiore alla media europea e arriva al 70% del campione.

 

Chi può fare la vera differenza per incoraggiare lo studio delle STEM?

La risposta delle ragazze italiane a questa domanda è molto semplice: insegnanti e famiglia, soprattutto se donne. Se i maschietti hanno dalla loro parte una lunga tradizione socio-culturale che li spinge verso la scienza e la tecnologia, il 50,3% delle ragazze intervistate da Microsoft e dalla London School of Economics ha invece dichiarato che la propria passione nei confronti delle materie scientifiche è nata in classe, dove oltre la metà degli insegnanti di materie scientifiche sono donne. Nonostante la predominanza delle insegnanti donne, la cultura continua a essere fortemente orientata verso un modello che vede gli uomini quali principali detentori del sapere scientifico.

Ed è lì che, a giocare un ruolo fondamentale per guidare le ragazze arrivano i genitori e, soprattutto, le madri. Se è vero infatti che il 43,8% afferma che entrambi i genitori spesso parlino dell’importanza dello studio delle STEM, solo il 41,9% sostiene che l’incentivo arrivi dalla figura paterna. Per il 44,7%, invece, a parlare più spesso dell’importanza di studi scientifici è la madre. Chissà che non saranno proprio le mamme con i loro consigli a mettere gli ultimi tasselli per la parità di genere del futuro.

Il 50,3% delle ragazze intervistate da Microsoft e dalla London School of Economics ha dichiarato che la propria passione nei confronti delle materie scientifiche è nata in classe

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